Lutto
«Sos acqua, i nostri kiwi nella morsa della siccità»
Orbetello, grido di aiuto di un imprenditore agricolo. Caldo e assenza di piogge hanno indotto la Provincia a razionare l’approvvigionamento idrico
ORBETELLO. Il caldo afoso e la mancanza di piogge non perdonano la campagna della bassa Maremma, colpita da una devastante sete per le condizioni meteo di questa estate.
È il caso di un impianto agricolo impiegato per la produzione di Actinidia (nome che deriva dalla parola greca “actis”, in quanto il fiore assume una caratteristica forma disposta come i raggi di una ruota), meglio conosciuto sulle nostre tavole come kiwi, situato in località Doganella, nell’entroterra orbetellano, in una campagna al confine tra il comune lagunare e quello di Magliano.
Un’azienda a conduzione familiare - quest’ultima - gestita da Sergio Morettoni e parenti, che si occupano di circa due ettari di terreno per una produzione media di 400 quintali annui di prodotto da commercializzare specie nel nord Italia. Quest’anno, però, il rischio chiusura potrebbe essere dietro l’angolo, vista la tremenda siccità che non ha concesso acqua sufficiente all'irrigazione dell’intero impianto.
Quest’ultimo necessita di un flusso di liquidi che non si interrompa per più di due giorni. Finora le coltivazioni godevano del supporto di un fiumiciattolo, il Patrignone, da cui i piccoli imprenditori potevano attingere piccole quantità d’acqua sufficienti a mantenere le piante, secondo un accordo con la Provincia di Grosseto che aveva rilasciato i permessi a patto che nessuno abusasse della concessione o interrompesse il corso del fiume. Accordo sempre onorato, finora, anche se ieri mattina la Provincia ha di fatto negato agli agricoltori la possibilità di usare ancora quell’acqua. Le motivazioni sono le stesse lamentate dagli utenti della campagna: siccità. La stessa che potrebbe non concedere ai kiwi una vita troppo lunga. «Quest'anno potremmo prendere l’amara decisione di chiudere l’impianto - afferma Morettoni - specialmente perché i frutti non potranno essere commercializzati se non raggiungono la pesatura di70 grammi ciascuno. Senza acqua è molto probabile che non crescano e che rimangano sulla pianta». Il titolare spiega come la sua sia una piccola azienda, tra le poche rimaste sul territorio maremmano, se non l’unica, a portare avanti il proprio lavoro.
«Sono ormai 30 anni che il nostro stabilimento produce frutti - prosegue - e in tutto questo tempo non ci siamo mai trovati in situazioni simili. Nel tempo abbiamo subito delle variazioni nella raccolta, ma quest'anno avremo una perdita non ancora quantificabile, ma sicuramente ingente».
Per questo Sergio Morettoni invita le istituzioni, in particolar modo Provincia e Regione, a farsi carico di un problema da non sottovalutare e le sollecita a non trascurare i finanziamenti da destinare all’agricoltura, forse l’unica via di fuga dalla siccità.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
