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Consigliere denunciato per inquinamento

Consigliere denunciato per inquinamento

Bufera a Monterotondo, il Pd chiede la testa di Tanda e le dimissioni di sindaco e giunta

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MONTEROTONDO. È di nuovo bufera sulla maggioranza di Monterotondo Marittimo. Dopo la condanna per abuso edilizio per un assessore (poi dimessosi), ora arriva anche una multa per il reato d’inquinamento ai danni del consigliere (ex capogruppo) Mario Tanda. Nell’accertamento della polizia provinciale si legge che dal suo caseificio vengono dispersi nel terreno liquami non trattati. E il Pd torna a chiedere la testa del sindaco Alessandro Giannetti e della sua giunta. Sono stati proprio i democratici, seduti tra le fila dell’opposizione a Monterotondo, a diffondere la notizia. La questione che pongono non è soltanto il fatto in sé, ma anche la figura che Tanda ha ricoperto nel corso degli anni. «Un uomo di maggior peso nella componente di destra - lo descrivono nella nota – da sempre portavoce della Coldiretti di Monterotondo nelle battaglie ambientali, nonché presidente della Comunità del cibo ad energie rinnovabili, fautore, solo a parole, di un’ agricoltura biologica e a misura d’uomo». Ma soprattutto, Tanda è «uno dei maggiori oppositori allo sviluppo dell’impianto Solemme», la società che in quella zona vorrebbe costruire un impianto di compostaggio, contro cui si sono scagliati gli ambientalisti, su tutti il comitato Geo Ambiente. Ne era firmatario anche Tanda, secondo cui Solemme, «avrebbe inquinato e sarebbe andato contro allo sviluppo turistico che la maggioranza voleva, ma solo in teoria, perché ad oggi non si è ancora visto niente». Queste le parole del consigliere raccolte dai piddini. Insomma, un ambientalista. «Beccato in flagranza di reato per inquinamento, in quanto il suo caseificio stava smaltendo i propri reflui in modo illegale», rimarca l’opposizione. In effetti nel referto della polizia provinciale, datato 18 maggio 2012, si legge che «l’azienda agricola gestiva uno scarico di acque reflue assimilate alla categoria “domestiche”», in violazione a diverse norme, «in quanto l’impianto del trattamento del refluo presentava una significativa fuoriuscita di liquame non trattato con evidente dispersione su terreno limitrofo e ruscellamento a valle». Un fatto che non rispetta due punti delle autorizzazioni rilasciate dallo stesso Comune di Monterotondo. E che porta a una sanzione che varia dai 1.500 ai 15mila euro. Ora, il Pd promette una marcatura stretta. «Tramite i suoi consiglieri vigilerà affinché tutti gli organismi preposti alla tutela dell’ambiente (Arpat, Asl, Provincia) si attivino per valutare l’entità dell’eventuale danno ecologico e se necessario, imporre i relativi processi di bonifica». Non solo: «chiederà anche di verificare se il sistema di smaltimento autorizzato è compatibile con un caseificio e quali sono le quantità di reflui ammessi». Ma l’occasione per l’opposizione è troppo ghiotta per limitarsi ai semplici controlli tecnici. Il caso Tanda arriva a poche settimane di distanza da quello dell’assessore Pierangelo Martinelli, dimessosi dopo essere stato condannato (sentenza confermata in secondo grado) per un abuso edilizio ai danni del proprio Comune. «Viene spontanea una domanda al sindaco – scrivono i piddini – difenderà Tanda come ha fatto con Martinelli?». E avanzano richieste: «È ovvio che il Pd pretenda, da parte del consigliere, un comportamento coerente con le sue posizioni ambientali rassegnando immediatamente le dimissioni da consigliere, da presidente della Comunità del cibo ad energie rinnovabili e cessando anche di rappresentare gli iscritti alla Coldiretti di Monterotondo». Ma non vogliono solo la sua testa. «Questa maggioranza ha dimostrato di non essere all’altezza della situazione, per cui ancora una volta il Pd chiede al sindaco in prima persona e a tutti i suoi soci di andare a casa».

Alfredo Faetti

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