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La rabbia dei “barbanellini”: «E ora dove faremo la spesa?»

GROSSETO. E adesso dove andremo a fare la spesa? È questa la domanda ricorrente dei molti grossetani che si sono ritrovati con lo sguardo sulle saracinesche abbassate all’ingresso della Coop di via...

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GROSSETO. E adesso dove andremo a fare la spesa? È questa la domanda ricorrente dei molti grossetani che si sono ritrovati con lo sguardo sulle saracinesche abbassate all’ingresso della Coop di via Rovetta. Alcuni hanno gli occhi gonfi di lacrime, come Anna, 84enne, barbanellina dai primi anni ’80.

«Vivo qui da più di trent’anni. Ogni giorno vengo alla Coop a fare la spesa. Questo punto vendita è a due passi da casa mia. Non ho l’automobile, come farò da ora in avanti a comprare l’acqua e trascinarla sino a casa?».

C’è anche chi è letteralmente furioso, come Giulia, altra signora che da poco ha passato le ottanta primavere: «È una vergogna, ce l’ho con chi ha voluto questo. Tanti locali sono fuori norma, perché ci chiudono proprio la Coop?».

Ma c’è anche chi se la prende con la cooperativa: è il caso di un commerciante che ha un negozio su via Giusti: «Unicoop doveva pensarci, ha avuto 44 anni per mettersi a norma. Possibile che in tutto questo tempo non sia riuscita a trovare un locale dove trasferirsi? Mi spiace molto per la gente del posto, qui vivono tanti anziani. Per loro la Coop era il negozio di vicinato in cui trovare tutto a prezzi accessibili. Fare la spesa nei negozi più piccoli vorrà dire, inevitabilmente, spendere di più».

E infatti il punto è proprio questo. Sì, perché Barbanella è un quartiere dalla storia relativamente recente, che è andato popolandosi tra gli anni ’70 e ’80. Ma in quelle case abitano soprattutto persone di una certa età. Pensionati che non possono certo fare tutti i giorni un paio di chilometri a piedi, magari con alla mano alcune buste della spesa. E non possono neppure permettersi di fare la spesa da chi offre certo prodotti di qualità, ma che ovviamente non regge i prezzi della grande distribuzione. Non mancano neppure i comercianti, che - anziché gioire per la chiusura di un concorrente di “peso” - si dicono preoccupati per il futuro del quartiere.

«A essere danneggiata non è solo Unicoop – spiegano poi dall’azienda - Anche altri negozi subiranno un forte contraccolpo. Senza considerare i fornitori locali che ci rimetteranno. Abbiamo molti prodotti freschi che acquistiamo da aziende maremmane».

Intanto sull’ingresso del supermercato campeggiano alcune locandine: chi ha un prestito sociale in corso può, sin da subito, portare avanti tutte le operazioni negli altri punti vendita della catena. Per ogni ulteriore domanda Unicoop ha predisposto un indirizzo e-mail e un numero verde.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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