Il Tirreno

Grosseto

Fiamme a Sterpeto: tombe danneggiate

di Francesca Gori
Fiamme a Sterpeto: tombe danneggiate

Riprendono alcuni focolai intorno al cimitero, cipressi distrutti e ancora tanta paura per le serre del vivaio

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GROSSETO. La signora Annamaria Ferrari, l’anziana Giulia, Osvaldo e il Micheletti, Gino. Sono senza voce da tempo, sepolti nel cimitero di Sterpeto. Due giorni fa il fuoco si è fermato alle loro spalle, ieri mattina invece quelle lamelle dondolanti di colore e calore hanno attaccato le loro tombe.

Nel settore M del cimitero, i defunti dormono in pace. Il daffare è toccato ai dipendenti della San Lorenzo servizi che da due giorni stanno dando una mano ai vigili del fuoco, alla protezione civile, alla polizia provinciale e a quella municipale, agli uomini della forestale e ai volontari della Racchetta, per tenere a bada le fiamme che hanno mangiato ettari ed ettari di terreno e provocato danni ancora incalcolabili alla Decoflor, azienda florovivaistica di Sterpeto.

Sabato hanno imbracciato gli estintori e li hanno scaricati sui cipressi che accompagnano il muro esterno del cimitero che nel pomeriggio è stato chiuso. I parenti dei defunti sono stati fatti tornare a casa, con i fiori in mano, avvolti come erano in una coltre di fumo. Ieri mattina però, il grande cancello di Sterpeto è stato aperto, come sempre, a chi voleva portare un fiore ai propri cari. Sulle tombe di chi riposa nell’area M, su quelle di Annamaria, Giulia, Osvaldo, Gino e del Micheletti, i mazzolini erano tutti sistemati. È bastato un attimo, una fiammella che si stacca da un cipresso e finisce al di là del muro di cinta, dove le anime sono in pace e i passi di chi entra suonano lievi sui vialetti ricoperti di brecciolino. Le fiamme hanno attaccato un cipresso proprio in quella zona del cimitero, che si trova a ridosso del muro esterno che guarda verso l’azienda florovivaistica.

«Abbiamo cercato di spegnere quelle fiamme - dice Romeo Banci, direttore della San Lorenzo servizi - ieri mattina eravamo tutti al cimitero per tenere sotto controllo i focolai che rischiavano di ripartire. L’incendio di due giorni fa è stato un disastro». I cipressi che circondano Sterpeto sono 1.400 e i dipendenti dell’azienda che gestisce il cimitero da due giorni sono lì a controllare che quelle “guglie di basalto” che gettano il loro sguardo sul dolore di chi si china sulle tombe, non fossero distrutte dal fuoco. Le lapidi di marmo delle sei tombe attaccate dalle fiamme non sono state distrutte. I fiori, i piccoli arredi, quello che viene lasciato in ricordo di chi non c’è più invece è stato trasformato in cenere. E i nomi scolpiti su quelle lapidi sono stati cancellati dalla fuliggine. «Per fortuna comunque non si è fatto male nessuno - aggiunge Banci - perché ieri mattina abbiamo deciso di aprire il cimitero e permettere ai parenti dei defunti di entrare». In quell’ala, quando il fuoco ha ricominciato a mangiare rami e tronchi, non c’era nessuno.

Soltanto l’odore dell’aria, e la terra nera e bruciata del terreno che da via Lago di Varano arriva fino al cimitero, passando davanti alle case, raccontavano la tragedia che la città ha vissuto due giorni fa.

I segni di quei quattro focolai accesi tra le alte sterpaglie sono lì a raccontare le lacrime dei proprietari della Decoflor che ancora non hanno fatto una stima esatta dei danni. Ieri, vicino alle loro serre che sono state completamente distrutte dal fuoco, le fiamme hanno ripreso un po’ di vigore. I vigili del fuoco sono rimasti tutto il giorno lì, dandosi il cambio, in una giornata che, almeno nel resto della provincia, è stata abbastanza tranquilla. Ma che non ha invece risparmiato anche le tombe del cimitero di Sterpeto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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