Il Tirreno

Grosseto

Crisi, tutti stretti a San Lorenzo

di Elisabetta Giorgi
Crisi, tutti stretti a San Lorenzo

Precari, famiglie che non arrivano a fine mese. Migliaia di persone in corteo per celebrare il patrono

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GROSSETO. La folla invade via Oberdan; chi esce di casa intorno alle 22 fatica a raggiungere a piedi piazza della Vasca, tale è la calca. Succede giovedì sera. C’è chi dice che sono 5mila persone e chi ne azzarda - realisticamente - molte di più. In migliaia partecipano - a Grosseto - alla processione per il patrono di San Lorenzo, arcidiacono che a Roma subì il martirio su graticola sotto Diocleziano.

Difficile quantificare: fedeli (e non) sono strettissimi l’uno all’altro nel gigantesco corteo sviluppato attorno alle mura e concluso, tra applausi e commozione, di fronte al sagrato della cattedrale. Ci sono i bambini, sia più grandi che piccolissimi, molti anziani, tantissimi giovani. La vasca è cinta d’assedio con la stessa irruenza e concentrazione in cui i tifosi sono abituati a festeggiare la squadra della città. È vero. «San Lorenzo ha raccolto migliaia di persone», esclama don Franco spiegando che la Chiesa - in uno dei giorni simboli - continua a compattare la comunità con un’intensità straordinaria. Nessuna novità per il vescovo Franco Agostinelli, per il quale, «come da tradizione, la festa è sempre stata un momento di partecipazione corale sia da parte sia dei cittadini che dei villeggianti presenti nella costa, per cui la partecipazione non si discosta neppure stavolta dalla tradizione». Nessun calo di credenti, insomma: anzi. C’è un flusso positivo, attento e denso di curiosità, che per il sindaco di Grosseto, Emilio Bonifazi, stavolta acquista un sapore particolare per via della crisi. Partecipano al corteo chi è precario, chi ha perso il lavoro, le tante famiglie in bilico. «Gli ultimi anni e ancor più gli ultimi mesi - ricorda il primo cittadino - hanno messo a dura prova tutti: dall’economia globale ai sistemi economici più vicini a noi, dai cittadini alle istituzioni, nessuno è stato preservato dalla crisi che viviamo. C’è un mondo che sta pagando le conseguenze di una crescita forse eccessiva, e di una frettolosa o talvolta spasmodica ricerca del “sempre di più e sempre meglio”». Così anche il vescovo si sofferma sulla morsa della crisi, sulle attività che chiudono e sul fatto che la Chiesa «non può restare in silenzio». Un velo di composta comprensione monsignor Agostinelli lo riserva all’episodio di mercoledì sera, quando, praticamente alla vigilia dei festeggiamenti di san Lorenzo, sul sagrato del Duomo compare ben altro corteo. Il regista Francesco Tarsi sta per dar vita alla rappresentazione del martirio di san Lorenzo; ma mentre attori e figuranti si preparano a inscenare il tutto - racconta il grossetano Marco Micheli - ecco una folla di giovani con «inquietanti magliette con immagini di bare e scritte di morte»: è la manifestazione che gli sportivi grossetani hanno promosso per appoggiare il presidente Camilli, e che «guarda caso di svolge proprio di fronte al Duomo alla stessa ora della rappresentazione teatrale, con inevitabile disturbo e ritardo dell’inizio dello spettacolo». Quando il regista Tarsi fa presente che è in corso una manifestazione di tifosi e che lo spettacolo avrebbe subito un ritardo inevitabile, iniziano cori, parolacce e fuochi mentre sventola la bandiera nera». Tutto questo - segnala il grossetano - accade nell’indifferenza delle istituzioni che non si oppongono. Spegne ogni polemica il vescovo, che ieri - passata la festa laurenziana - concede spazio pure ai sentimenti sportivi: «Dobbiamo capire: anch’io da tifoso condividevo il loro rammarico: credo che questa condanna del Grosseto sia un fatto ingiusto e una cosa che danneggia l’immagine della città. Il disguido organizzativo è dipeso dalle istituzioni e non credo vi sia da rammaricarsi di niente: i tifosi hanno fatto quello che si sentivano».

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