Finanza
Tdm, i “sospesi” restano fuori
Serratura cambiata all’ospedale. La sede regionale: «Contro di noi solo fango»
GROSSETO. Hanno anticipato di un giorno la “visita” in ospedale i responsabili "sospesi" del Tribunale del malato: oggi infatti è festa in città e molti uffici restano chiusi.
Così Roberto Desideri e gli altri volontari del Tdm hanno raggiunto ieri il posto di polizia dell'ospedale Misericordia per constatare, tramite un verbale, l'impossibilità di entrare nella sede, chiusa con una nuova serratura: una decisione presa dalla segreteria regionale di Cittadinanzattiva.
Una procedura, tra l'altro, quella del cambio di serratura, già messa in atto due anni fa da parte dei vertici dell'associazione, quando gli attuali responsabili presero il posto della sfiduciata Wanda Bosco. Anche lei si ritrovò fuori. Insomma, niente di nuovo.
«Dalla polizia abbiamo fatto mettere nero su bianco alcuni aspetti - dice Roberto Desideri - come il fatto che non abbiamo più accesso alla documentazione relativa agli esposti del 2012. Ma soprattutto il fatto che non abbiamo più il controllo di quei fogli».
Qualcuno sospetta già che ieri mattina da Firenze sia arrivato qualcuno per prendere gli esposti dei colleghi grossetani. Desideri per ora ha chiesto un incontro al direttore generale dell’Asl Mariotti: non si farà prima del 27, giorno in cui la sede locale riaprirà dalle ferie. Difficile che prima di allora siano sanati i forti contrasti interni all’ente. I volontari comunque continuano a ritrovarsi nella sede di Cittadinanzattiva di via Papa Giovanni XXIII
Intanto sulla sospensione è intervenuto Domenico Gioffrè, responsabile del Tribunale per i diritti del malato della Toscana. «Fango, solo fango lanciato a piene mani contro Cittadinanzattiva ed una delle sue reti storiche, il Tribunale per i diritti del malato che da oltre trenta anni tutela le persone che quotidianamente si confrontano con l'esperienza della malattia - dice - I volontari di Grosseto hanno mostrato la loro vera identità e palesato le reali motivazioni della loro militanza in Cittadinanzattiva e nel Tribunale per i diritti del malato - ha proseguito Gioffrè - Nulla a che fare con le finalità del movimento, con il rispetto delle sue regole e dello statuto reiteratamente violato. È stato inevitabile giungere ai provvedimenti adottati. Andava tutelato il buon nome dell'associazione, le persone che in maniera disinteressata sono presenti nei venti centri di ascolto».
Matteo Baccellini
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
