Proteste
Rabbia del sindaco: «Numeri in libertà nulla è stato deciso»
GROSSETO. «Il problema è che far parte di un percorso decisionale non può significare parlare a destra e sinistra, c'è un senso di irresponsabilità di qualcuno che non si rende conto del danno che...
GROSSETO. «Il problema è che far parte di un percorso decisionale non può significare parlare a destra e sinistra, c'è un senso di irresponsabilità di qualcuno che non si rende conto del danno che sta facendo, ci sono persone che non sanno dove sono...». È furibondo il sindaco di Grosseto Emilio Bonifazi, con i consiglieri comunali della sua maggioranza che hanno passato al Tirreno e a Tv9 la bozza di delibera relativa alla vendita delle quote delle Farmacie Comunali, con la novità, partorita negli ultimi giorni, dell'intenzione – non ancora una decisione definitiva, ma un indirizzo di cui il sindaco è piuttosto convinto – di cedere tutto il pacchetto azionario, senza mantenere in mano pubblica il 20%.
«Nessun documento definitivo è stato redatto – scrivono, insieme, il sindaco e l'assessore Valentina Mancini – così come nessuna decisione definitiva è stata presa sulle Farmacie Comunali. L'unica certezza riguarda invece il percorso intrapreso, all'insegna della profonda riflessione e del confronto tra più parti e più soggetti; tra questi anche i sindacati con i quali abbiamo avuto un incontro quando eravamo ancora all'inizio di questo percorso».
Sindaco e assessore sottolineano che «Vista la delicatezza dell'argomento mai vorremmo che uscissero documenti in fase di bozza, che semplicemente riproducono un lavoro ancora in corso, documenti soggetti a modifiche e correzioni» e che, in fetti, sarebbero già stati modificati. «Per questo dispiace registrare che anche questi atti, tutti da rivedere e approvare, siano già stati dati in pasto alla pubblica opinione con dati e informazioni che potrebbero essere cambiate o con ipotesi di cifre e percentuali, sulle quali la discussione è ancora aperta». I due auspicano un prosieguo del lavoro «in un clima disteso e sereno», con l'obiettivo «di arrivare a un risultato ottimale per l'amministrazione, che ben si coniughi con i diritti dei dipendenti e la salvaguardia del servizio offerto». Sul perché il Comune, che 6 anni fa, all'inizio del primo mandato di Bonifazi, aveva ipotizzato di riacquistare dal socio privato il 49% già venduto nel 2000, abbia poi deciso di vendere, il sindaco spiega che non si tratta solo di fare cassa, ma di non volersi trovare, tra qualche anno «di fronte a una situazione tipo Il Terzo, con un'azienda con circa 50 persone e un fatturato sempre più scarso... La concorrenza si è fatta forte, le farmacie comunali hanno margini di miglioramento, ma avrebbero bisogno di investimenti e il Comune non ha le risorse né per questo né per comprare tutto il pacchetto azionario». Sul perché, poi, si stia pensando di vendere tutto, e non solo l'80% Bonifazi ricorda che «Al Comune avere il 20% della Gea non è servito a nulla, se non ad avere un sindaco revisore e un membro del cda, perché poi chi aveva la maggioranza ha fatto quello che voleva e il Comune ha potuto solo dare il suo gradimento: avere il 20 per cento di un'azienda che farà sempre meno utili forse servirebbe al Comune a non far licenziare le persone o a non fare l'efficientamento che dovrà essere fatto? Si tratta di vedere se il 20% serve a qualcosa oppure no».
Enrico Pizzi
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