Il Tirreno

Grosseto

Alla Mabro ferie senza stipendio

La Rsu chiede garanzie prime del rientro, il 3 settembre. Ma i sindacati sono divisi

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GROSSETO. Da oggi sono in ferie, le vestaglie azzurre della Mabro, ma lo stipendio di luglio lo vedranno, magari a rate, non prima del 25 di agosto. È forse questa l'unica certezza che le rappresentanti sindacali hanno potuto avere dopo l'incontro di ieri mattina con la nuova manager del personale Benedetta Bertellini. «Per il resto – racconta Nadia Perino, della rsu di Abbigliamento Grosseto – ci hanno parlato di progetto ambizioso, altamente tecnologico, ma niente di più», un po' poco. Il 3 settembre si dovrebbe tornare a lavorare, ma la rsu ha chiesto garanzie sulle stipendio di agosto, perché sia pagato entro il 10 settembre, o comunque in una data certa, così come è stato chiesto all'azienda di riattivare la mensa interna, se vuol far lavorare le vestaglie azzurre 7 ore al giorno. «Se non ci saranno garanzie sullo stipendio – dice Nadia Perino – non sappiamo nemmeno se il 3 settembre rientreremo a lavoro, e non provino a farci passare come quelle che non hanno voglia di lavorare, solo perché chiediamo certezze sullo stipendio...». Una posizione rigida, dunque, quella della Cgil, che non sembra essere condivisa, però, da tutte le sigle sindacali. Ed è anche questo un dato che emerge dagli incontri di ieri, in particolare dopo quello con il presidente Marras.

I rappresentanti di Cisl e Uil, infatti, hanno lasciato l'assemblea dopo essere stati attaccati dalle maestranze iscritte alla Cgil «perché – spiega Nadia Perino – la rappresentante della Cisl sostiene che si dovrebbe lavorare anche se non ci pagano, sennò l'azienda chiude, non siamo d'accordo». Il segretario della Femca Cisl Fabio Della Spora non è d'accordo su questa lettura. «Quell'incontro in una sede istituzionale era diventata un'assemblea della Cgil, dispiace, lascia un po' di amarezza. I nostri sono stati attaccati perché le iscritte di Cisl e Uil hanno preso parte anche all'assemblea voluta dall'azienda, quella del manichino, ma siamo in democrazia, se uno vuole sentire una campana diversa, non può essere sempre sotto tiro...», e anche il segretario della Uil Gianni Baiocco parla di un'assemblea «che si è trasformata in assemblea arrogante, che non aveva niente di unitario, e per questo me ne sono andato: se vogliono così, la Cgil se la gestisca per conto suo». L'incontro con Marras si è concluso, comunque, con l'impegno del presidente della Provincia di scrivere all'azienda per chiedere un incontro ufficiale con Barontini, per poter mettere nero su bianco le intenzioni dell'azienda. Le parole, evidentemente, non bastano più. (e.p.)

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