Il Tirreno

Grosseto

Muore a 17 anni davanti alla discoteca

di Francesca Gorie Paola Villani
Muore a 17 anni davanti alla discoteca

Si è accasciato a terra davanti agli amici: inutili i tentativi di rianimazione. Nessuna anomalia riscontrata nell’autopsia

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SCARLINO. «Dai, riprenditi, ma che fai?». Con la testa piena di riccioli, lo sguardo che vira in un attimo dalla risata del primo martedì di vacanza alla paura che il suo amico sdraiato per terra davanti all’uscita della discoteca avesse smesso di scherzare. Mezzo minuto, nemmeno, poi l’allarme al 118 chiamato con il cellulare e la corsa verso uno dei responsabili della sicurezza del Tartana.

Sono quasi le tre davanti alla discoteca del Puntone. In pista si balla con la musica di Marco Bresciani, con le canzoni della Carrà e di Rino Gaetano. Fino a pochi minuti prima Leonardo Barbagli, 18 anni a novembre, era in pista con due suoi amici e con una ragazza. Avevano preso una casa in affitto a Castiglione della Pescaia, dove sarebbe rimasto una decina di giorni. E martedì sera era festa grande: al Tartana c’erano centinaia di ragazzi, c’era il Carnevalestro, la serata per eccellenza. Loro avevano cenato a casa, poi erano saliti in macchina ed erano arrivati al Puntone. Tutto bene, finché Leonardo e i suoi amici hanno deciso di uscire dal locale. La serata era finita, volevano andare a fare colazione e poi a letto.

Invece, appena fuori, accesa una sigaretta, l’amico di Leonardo lo ha stretto intorno alla vita. Stavano giocando. «Non mi sento bene», ha detto Leonardo, prima di accasciarsi. Da lì, da quel triangolo di asfalto davanti all’uscita del privé, è partito ieri mattina verso l’obitorio del Misericordia. Ucciso da un malore, di quelli che non lasciano scampo nemmeno a un medico del 118 che per più di un’ora ha tentato di rianimarlo. Quel triangolo di asfalto si è trasformato in una sala di rianimazione, con il personale della sicurezza che ha messo subito le transenne per non far avvicinare i ragazzi che da dentro il locale andavano avanti e indietro per capire cosa stesse succedendo. E con una dottoressa del 118 che dopo più di un’ora ha cominciato a piangere. Leonardo non ce l’ha fatta, davanti agli occhi della donna era rimasto il cadavere di un ragazzino ucciso da chissà cosa. Il silenzio innaturale della morte di un ragazzo si confondeva con la musica della discoteca, così come le luci dei lampeggianti, dell’ambulanza e della macchina dei carabinieri. Confusione, come quella che si è scatenata nella testa degli amici di Leonardo. «È stata colpa mia, l’ho preso e l’ho stretto». Le parole del suo amico erano un sussulto tra le lacrime e i singhiozzi. I carabinieri della tenenza i Follonica, agli ordini del comandante Umberto Centobuchi li hanno presi uno ad uno e li hanno separati. Hanno chiesto loro se Leonardo avesse preso qualcosa. «Due cocktails, uno prima di arrivare a ballare e uno qui». Giovani, disperati. Ma lucidi. I due amici del diciassettenne e la sua fidanzatina lo hanno ribadito anche al medico, che era lì per salvare la vita a Leonardo. «Non ha preso niente».

Alle sei di ieri mattina, Leonardo era stato dichiarato morto da meno di un’ora. Al campanello della casa di Puglia, frazione di Arezzo, dove viveva con la madre professoressa, il padre e la sorella hanno suonato i carabinieri. È toccato ai militari dire ai genitori del ragazzo, appassionato di motocross, di softair e rugbysta fino a due anni fa nella Vasari che era toccata loro la sorte peggiore che possa spettare a due genitori. Quella di sopravvivere al proprio figlio.

A Castiglione della Pescaia, 157 chilometri più in là rispetto ad Arezzo, altri militari stavano svolgendo una perquisizione nell’appartamento preso in affitto dai ragazzi e nell’auto utilizzata per raggiungere la Maremma. Bocche cucite, per ora, sull’indagine che potrebbe prendere strade differenti a seconda del risultato dell’autopsia, svolta ieri d’urgenza all’obitorio del Misericordia. L’équipe della Medicina legale dell’università di Siena, con il dottor Matteo Benvenuti, il tossicologo Fabio Centini e il tecnico Mauro Borghi ha prelevato i campioni per l’esame tossicologico. Leonardo, comunque, dai primi risultati sembrava essere sano come un pesce. L’autopsia non avrebbe rilevato anomalie di alcun tipo: né malformazioni congenite e nemmeno traumi. Perché durante quella notte concitata, qualcuno ha anche ipotizzato che Leonardo fosse morto perché aveva sbattuto la testa a terra.

Spiegazioni, per ora, non ce ne sono. Ci sono solo ipotesi, sulle cause. Il puzzle si comporrà quando il magistrato Laura D’Amelio riceverà i risultati dell’autopsia. L’unica certezza è che ieri, a vegliare Leonardo all’obitorio, c’erano i suoi genitori, la sua sorellina e qualche amico. Tanti altri invece hanno affidato a Facebook i loro pensieri.

Tra questi anche il dj che martedì era a far ballare i ragazzi al Tartana. Marco Bresciani non è uno qualunque, è uno di quelli che ha messo le mani sulle consolle di tutta Italia. Lui ha dedicato a Leonardo “Un senso” di Vasco Rossi. Silvio Passini, invece, proprietario del locale per tutto il giorno ha ingoiato lacrime. «Una tragedia - dice - non riesco ad aggiungere altro». Martedì era festa grande, c’erano centinaia di persone. Passini è corso fuori, subito, insieme a tutto lo staff della discoteca. Succedono tante cose, la notte. «Ma una tragedia così non eravamo pronti ad affrontarla - aggiunge il proprietario del Tartana - Abbiamo fatto tutto quello che potevamo, abbiamo dato una mano ai soccorritori, abbiamo messo le transenne e fatto uscire le centinaia di persone dal locale senza che nessuno si facesse male. Non eravamo pronti a veder morire un ragazzo di quell’età, non è naturale». Ora la salma di Leonardo tornerà a Puglia, in provincia di Arezzo, dove ad aspettarlo ci sono i suoi amici. Lo chiamavano “Manneco”, che in aretino significa “manico” per sottolineare quella passione per la moto e quella dimestichezza che aveva dimostrato in tante occasioni. Una dimestichezza che ora sarà consegnata al ricordo di quel ragazzino morto davanti a una discoteca, durante una vacanza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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