Trasporti
«La sospensione è solo un abuso»
Tribunale del malato, replica degli ex responsabili: «Puniti per aver fatto un esposto alla Finanza»
GROSSETO. «Forse abbiamo fatto troppi esposti contro l’Asl, a qualcuno tutto questo non è andato giù». Parole amare quelle di Roberto Desideri, ex coordinatore del Tribunale del malato di Grosseto.
Con lui, ieri mattina, c’erano altri quattro volontari della sezione “sospesa” solo poche ore prima dal segretario regionale Amadei. Anche il sito certifica la sospensione della sede grossetana. «Quello della sede centrale di Cittadinanzattiva è un abuso - spiega Desideri - il caso del Tdm di Grosseto è anomalo. Siamo 12 volontari, lavoriamo dieci ore a settimana, tenendo aperto lo sportello, gestendo le istanze dei cittadini alle prese con la malasanità senza percepire un solo euro. Nemmeno per la carta o la cancelleria».
Si definiscono iperattivi, e soprattutto in perfetta linea, nell’operato, con lo statuto di Cittadinanzattiva. «Amadei ci accusa di cose non dimostrabili, non è la prima volta che fa fuori una sezione locale non “allineata”. Il suo obiettivo è distruggere le assemblee, come quando abbiamo provato a tirare su quella di Pitigliano. Si erano iscritte 80 persone, ha preferito commissariare quell’assemblea e salvare quella di Sorano, voluta da lui».
La sospensione è tutta una questione di cattivi rapporti “interni”. Nata forse dall’esposto fatto da Desideri alla Guardia di finanza per la faccenda dello sportello Prontoconsumatore. Merita di essere raccontata. «Tre anni fa Amadei ci ha imposto - spiegano Desideri e Giacomina Merli, l’ultima responsabile in ordine di tempo - di affiggere sulla porta della nostra sede, all’ospedale Misericordia, il cartello “Sportello Prontoconsumaotre”senza spiegarci di cosa si trattasse. Su internet abbiamo scoperto che è un servizio per la tutela nel settore consumistico, qualcosa che non c’entra niente con i malati o la salute». Ma soprattutto hanno scoperto altro. «E cioè che grazie ai contributi della Regione, Amadei incassa 40mila euro annui con i soldi della gente. In più sul sito del servizio - aggiunge Desideri - c’era il mio nome come responsabile dello sportello. Ho chiesto spiegazioni, lui non mi ha risposto, ed ecco il perché del mio esposto ai finanzieri».
Da qui, ieri, quella che tutti definiscono la ritorsione. «L’Asl, tramite il direttore sanitario o amministrativo ha fornito le chiavi per cambiare la serratura, io, in qualità di responsabile della privacy del Tribunale non c’ero. I cittadini che hanno presentato gli esposti devono sapere che la loro documentazione è a disposizione, in questo momento, solo dell’Asl. Faremo di tutto perché non siano manomessi gli esposti e per tornare in possesso delle chiavi della stanza (vedi a fianco). Poi sono pronto a dimettermi».
La battaglia non finisce qui: dopo i 78 esposti del 2011, il Tdm di Grosseto, sfiduciato, punta a proseguire per lo meno il lavoro già iniziato. «Il vero problema è che un nostro volontario, Piero Pierini, ha vinto il congresso da coordinatore territoriale e la protetta di Amadei ha perso. Ma vogliamo essere ascoltati al collegio di garanzia, il nostro organo supremo e anche a Roma».
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