Proteste
Farmacisti: «L’Asl si è inalberata»
Ronconi (presidente Non titolari): «Contro di noi atteggiamento troppo duro»
GROSSETO. «Avevamo solo chiesto chiarimenti...», sbotta Carlo Ronconi, presidente dell’associazione farmacisti non titolari, a proposito dello scontro - a colpi di esposti e querele - tra Asl 9 e l’Ordine dei farmacisti della provincia di Grosseto.
«Ho letto la risposta ufficiale dei dottori Zuccherelli e Lena - interviene Ronconi - e non riesco a capire come un’amministrazione pubblica come l’Asl 9 possa inalberarsi così duramente per un esposto depositato dal nostro Ordine, che voleva solo chiedere alle autorità competenti di fare chiarezza sul comportamento dell’Asl. Dà forse noia perché c’è un fondo di verità nelle perplessità dell’Ordine? Noi farmacisti non titolari - prosegue il farmacista - ci siamo allertati già l’anno scorso per la decisione dell’Asl di aprire 5 punti di distribuzione diretta del farmaco, perché molti posti di lavoro sarebbero stati a rischio. La tendenza politica che ha portato alla scelta della distribuzione diretta dei farmaci sarà stata la necessità di risparmiare, e su questo nessuno ha da recriminare, anzi. Ma tutto è accaduto un po’ come il «ti piace vincere facile». Le regole, quelle stesse regole che lo Stato si è dato, è lecito cambiarle durante la partita? A maggior ragione me lo chiedo se è un’amministrazione dello Stato come la Regione. Posso testimoniare che il dirigente regionale alla sanità dottor Giorni, incontrato da noi farmacisti non titolari toscani aderenti a Conasfa nel 2011 e preoccupati sulla distribuzione diretta, ci ha detto: «Si, noi stiamo forzando la legge». Non mi sembra corretto. Siamo d’accordissimo sul risparmiare - insiste il presidente - e vedo che il Governo con l’ultimo decreto ha ottenuto sulla percentuale di sconto quel che voleva, ma mi suona un po’ strano che poi alcuni dirigenti Asl come i nostri ricevano, oltre al loro stipendio da oltre 100 mila euro l’anno, anche un “premio” per il risparmio ottenuto nella gestione della spesa farmaceutica. Qualcosa tipo 28 mila euro lordi. A testa». Quindi . prosegue lui - «di una revisione di spesa qui che ne dite? ». Poi un esempio su tutto, su cui il presidente dei farmacisti non titolari invita a puntare l’attenzione e a dare risposte: «Per le ricette in regime di Servizio sanitario nazionale (quelle “mutuabili” per intenderci) le farmacie sono obbligate a riscuotere un ticket richiesto dalla Regione in base al reddito del paziente. Se mettiamo a confronto due pazienti con lo stesso reddito (per esempio 45 mila euro lordi familiari) e con lo stesso farmaco prescritto, chi andrà in farmacia pagherà 1 euro a confezione per quel ticket, mentre a chi ptrà andare nelle “farmacie Asl” (magari perché non abita lontano dai centri di distribuzione) non verrà richiesto alcun ticket. È uguaglianza questa? Anche fosse per un centesimo mi batterei per avere lo stesso trattamento. Abile e demagogica è poi la notizia dei 6 farmacisti assunti dall’Asl. A parte che non ha portato alcun beneficio ai farmacisti della provincia (vengono tutti da fuori), non mi riempirei così tanto la bocca solo per aver fornito un contratto libero professionale di un anno, quando forse le farmacie della provincia saranno costrette a mandare a casa un numero doppio di farmacisti. Mi auguro che il nuovo regime di sconti imposto dal Governo alle farmacie e buonsenso riportino sui giusti binari l’attività farmaceutica che dev’essere a fianco dei pazienti senza esasperazioni ed esautorazioni».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
