Proteste
«Camilli non è indagato, eppure... E’ giusto che sia trattato così?»
GROSSETO. La lettera, che nove club organizzati (Portavecchia, Vecchia Guardia, Centro di Coordinamento, Litorale Biancorosso, Butteri biancorossi, Le Ragazze del Grifone, I Camilliani, Cinghiali...
GROSSETO. La lettera, che nove club organizzati (Portavecchia, Vecchia Guardia, Centro di Coordinamento, Litorale Biancorosso, Butteri biancorossi, Le Ragazze del Grifone, I Camilliani, Cinghiali Biancorossi) hanno indirizzato al prefetto Marco Valentini, al presidente della Repubblica, al presidente del consiglio dei ministri, al ministro dello sport, al presidente del Coni e al presidente della Figc, spiega che i cittadini di Grosseto «hanno deciso di manifestare civilmente per le strade della loro città per difendere l'onore e la storia centenaria della loro società calcistica che rischia di essere infangata a causa di Scommessopoli».
Secondo i firmatari della lettera «il processo sportivo, scaturito dal procedimento penale aperto a Cremona ha fatto evidenziare tante incongruenze. Prima fra tutte la mancata apertura di un fascicolo contro il presidente Camilli che, anzi, ha sporto querela contro coloro che lo accusano e che è pronto a costituirsi parte civile nel processo penale dopo che gli è stato impedito dalla Figc di derogare alla clausola compromissoria per chiedere il sequestro conservativo dei beni degli ex calciatori del Grosseto coinvolti nell'inchiesta». «Oggi la Procura federale - si legge ancora - chiede che Camilli venga condannato per illecito sportivo - che presupporrebbe il reato di truffa - senza che la magistratura penale lo abbia iscritto nel registro degli indagati. Soprattutto si dà credito alle parole di soggetti reo confessi, non supportati da alcuna prova (né tabulati telefonici, né bonifici bancari, né altri documenti), ma non lo si dà ad un imprenditore che da anni è leader nel suo settore, che da 22 anni sta nel calcio partendo dai livelli più bassi e che si è distinto sempre per la sua moralità».
La missiva dei tifosi al prefetto fa anche un passo indietro: «Nel 2009 il presidente Camilli denunciò alla Questura di Grosseto il sospetto di combine in occasione della gara di campionato contro il Livorno. Gli uomini della locale Digos in una informativa confermavano che i sospetti fossero fondati ed inviarono la richiesta alla Procura di Grosseto di mettere sotto controllo alcune utenze telefoniche. Allo stesso tempo informarono anche la Procura federale. I primi non autorizzarono il controllo, i secondi archiviarono tutto. L'inchiesta sarebbe potuta partire con ben due anni d'anticipo». «Oggi il presidente Camilli - prosegue l'arringa dei tifosi - da accusatore si trova ad essere accusato e con lui una società che rappresenta un'intera città. Che già vede la società penaizzata di sei punti nel prossimo campionato a causa della scorretta condotta di alcuni suoi ex tesserati che ne hanno comportato la responsabilità oggettiva. Adesso la richiesta del procuratore federale di spedire il Grosseto in serie C. Il tutto senza prove». «È giusto che ciò accada? - si chiedono i tifosi - È giusto che si debba pagare due volte senza avere un benché minimo straccio di prova? A nostro giudizio no. Soprattutto perché con l'inversione della prova la giustizia sportiva ti considera colpevole fino a prova contraria. Ma da cosa si deve difendere una persona innocente, come ha chiesto il presidente Camilli a Roma di fronte alla commissione disciplinare, se non ci sono prove? E soprattutto di che cosa lo si accusa se non ci sono evidenze concrete? Come fa a provare il contrario se non esiste una prova del fatto?». «Se il nostro presidente e la nostra squadra verranno puniti senza prove, a perdere non saremo noi, ma saranno il calcio, lo stato e soprattutto quel diritto su cui la nostra Italia poggia le basi».
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