Il Tirreno

Grosseto

La Madonna rubata è quella del Soccorso

di Fiora Bonelli
La Madonna rubata è quella del Soccorso

Un ricercatore fornisce foto e indicazioni: il proprietario dell’appartamento non poteva venderla per un vincolo

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della Madonna del 1600 rubata a Castel del Piano in una cappella privata. È un ricercatore locale, Salvatore Di Salvo di Arcidosso, a fornirla e ribadire e le notizie già date ai Carabinieri della Compagnia di Arcidosso. Un furto del quale ancora non è chiaro quando sia avvenuto, né con quali modalità, poiché il proprietario abita saltuariamente a Castel del Piano: l’uomo si è accorto della sparizione della bella statua della Madonna solo pochi giorni fa dalla sua casa in corso Nasini. Una Madonnina assai cara a chi la possedeva in origine, tanto che il proprietario attuale dell’edificio aveva l’obbligo di mantenere integra la cappellina dell’appartamento e di non vendere la Madonna contenuta nella nicchia dell’altar maggiore, come risulta da un atto del 1970.

Il valore dell’opera d’arte, forse secentesca o anche cinquecentesca non si conosce, ma è senz’altro opera preziosa, una manifattura di bottega artigiana senese, quasi sicuramente. «La Madonna si chiama del Soccorso o Refugio - spiega dunque Di Salvo - la fotografia (già segnalata ai Carabinieri) fu scattata nel 1993, presente la defunta signora Santina Manzo Milanesi, che aveva avuto il permesso di fotografare la statua dai legittimi proprietari nella cappellina gentilizia del Palazzo Ginanneschi- Nannetti a Castel del Piano».

Stava conducendo ricerche storiche sul soppresso convento di San Processo che si trova tra Montelaterone e Castel del Piano: Di Salvo ha così accertato che fra gli altari esistenti nella distrutta chiesa del convento stesso ve ne era uno dedicato alla Madonna del Soccorso (o Refugio) e trovato notizie sulla statua che vi veniva venerata nel fascicolo: “Conventi Soppressi di San Processo e dei Carmelitani di Roccastrada. Filza Cartacea legata, pergamena mezzo pelle, 1781, ottobre 30 - 1874 gennaio 2 - Commissario n. 1233”.

Dunque secondo Di Salvo la statua rubata potrebbe provenire dal famoso convento francescano di San Processo, quello più importante nell’Amiata occidentale del Medioevo. Ipotesi, questa suffragata da altre notizie rinvenute all’archivio di stato di Grosseto, sempre dalla stesso Di Salvo, che nella rivista Amiata Storia e Territorio, n. 20 del dicembre 1994, p.26, scrive: «Abbiamo trovato, poi, sempre nel fascicolo dell'Archivio di Stato di Grosseto, qualche riferimento ad una statua della Vergine, che la signora Santina Manzo Milanesi, attuale proprietaria dei luoghi ove sono i ruderi di S. Processo, ritiene, col sostegno di antica tradizione orale, essere quella che si trova in Castel del Piano, nella cappellina privata, di casa Ginanneschi–Nannetti. Sovrasta l'altare, ove è contenuta, un volo di due angeli con una corona e un ampio drappo bianco. Ci dice, ancora la signora Santina, che le fu detto che quel drappo trattiene, nel gesso di cui è fatto, il lenzuolo nel quale fu avvolta, la Madonnina, quando fu tolta dall'altare della pia chiesa dei neri suoi frati».

La statua fu richiesta alle autorità preposte alla liquidazione del patrimonio di S. Processo dall'Abate Giovan Battista Duchi, in cambio della sua opera in «qualità di copista tanto negli atti di S. Processo che nell'inventario... e per il quale incarico, in verità, aveva chiesto una tariffa assai modesta».

«Siccome è oriundo delle Gualchiere di Monte Latrone, tanto lui che tutti i suoi avevano una particolare devozione e desiderava poterla ottenere e collocarla in altare dell'Arcipretura perché fosse sempre in venerazione», perciò, disse che, per essa, «avrebbe renunziato a qualsiasi gratificazione, mercede .. ». Nell'incanto eseguito in Castel del Piano il 4 gennaio 1784, risulta, peraltro, che fu venduta «la statua della Madonna detta del Soccorso, anzi Refugio, stimata lire .. e la di lei corona d'argento .. e con essa alcuni piccoli quadri di poco valore ...».

A questo punto, c’è, per lo meno, l’immagine e qualche notizia sulla statua, che sarà utile alle autorità competenti per avviare le ricerche.

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