La protesta
Reintegrato al lavoro ma l’azienda fa sparire il suo posto
Zazzeri ha vinto il ricorso contro la Multiservizi. La società tiene a casa il dipendente e paga lo stipendio
di Francesca Gori
La Multiservizi gli ha detto di restare a casa, il giudice invece ha imposto alla società di reintegrarlo al lavoro subito. La guerra di carte in tribunale tra ricorsi e controricorsi non è ancora finita ma Enrico Zazzeri, fino a qualche mese fa responsabile del servizio di polizia mortuaria dell’Ams ieri mattina si è presentato al lavoro, accompagnato dal suo avvocato, Silvia Muratori.
Ma quando è arrivato davanti alla porta ed è stato ricevuto dalla società, si è sentito dire che il suo posto di lavoro non c’era più: la funzione di servizio cimiteriale è stata avocata dal direttore della società, e per Zazzeri bisogna trovare una nuova soluzione. «In questo modo - dice l’avvocato Silvia Muratori - Zazzeri si trova a casa, con lo stipendio pagato regolarmente dalla società di servizi ma non lavora». E i soldi per pagare quello stipendio, sono i soldi di un’azienda partecipata al cento per cento dal Comune. Soldi pubblici insomma. «Il principio che è stato applicato - aggiunge l’avvocato - è quello scelto da Marchionne». Ma il numero uno della Fiat lo fa con i soldi una società privata. «Qui si paga uno stipendio a una persona - dice - in un periodo di sofferenza economica, per farlo stare a casa».
Ma la Multiservizi, che ha licenziato in tronco qualche mese fa Zazzeri dopo una sospensione di tre giorni e dopo averlo “demansionato”, non ci sta a passare per la società che butta via i soldi del Comune. «Ovviamente quello che ci preme - spiegano a Multiservizi - è che venga ribadita la legittimità del licenziamento del nostro dipendente, per questo andremo avanti. Il giudice del lavoro, a maggio, aveva respinto la richiesta di reintegra».
Fatto sta che Zazzeri è rimasto a casa e che quattro giorni fa l’Ams ha inviato al quarantacinquenne l'avvenuta reintegra e di rimanere a disposizione in attesa di successiva comunicazione sulla mansione che gli verrà assegnata.
«Il mio cliente lavora per la Multiservizi dal 2003 - aggiunge l’avvocato Muratori - e non ci sono mai state lamentele, fino al demansionamento del luglio 2011 quando gli sono state contestate dalla società cose che nella seconda revisione, il collegio non ha nemmeno preso in considerazione». Comportamenti vessatori e umilianti da parte dell'azienda, che lo aveva fatto oggetto di due provvedimenti disciplinari. L'Ams contestava a Zazzeri di non essere stata informata di prescrizioni Asl a seguito di sopralluoghi e di un'irregolare esumazione di una salma; successivamente anche del ritrovamento nel pc di foto osé e di foto di autopsie, nonché dell'invio di una decina di sms e di accessi a Facebook durante l'orario di lavoro. Zazzeri si era difeso contestando l'indeterminatezza delle accuse mosse per telefono e web. Il suo legale ha anche rilevato che al dipendente non era stato consentito di difendersi, in violazione della procedura. Ha poi aggiunto che in assenza di Zazzeri (sospeso dal lavoro) era stata effettuata un'ispezione nel suo ufficio, al termine della quale era stata contestata in sostanza l'impossibilità di tenere oggetti personali sulla scrivania, come la foto della figlia. Zazzeri ha poi dimostrato l'esistenza di email di comunicazione all'azienda sulle prescrizioni Asl e che le direttive sulle esumazioni sono successive ai fatti contestati. E sono queste le carte che hanno convinto il collegio, relatore Paolo Ottati, a far tornare al suo posto di lavoro il dipendente. «La società ha ottimizzato i propri processi organizzativi e procedurali - aggiunge la Multiservizi - e per questo è stata soppressa la posizione che ricopriva Zazzeri.Il tribunale ci obbliga a reintegrarlo e lo faremo tenendo però presente il livello di contratto del dipendente e cercando per lui una mansione adeguata».
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