Sicurezza
Il Comune scarica Epokè Al via un nuovo premio
Il sindaco e la giuria “divorziano” dall’avvocato Gianni Aringoli dopo la bufera su presunte fatture non pagate. E lui sta preparando una raffica di querele
CAPALBIO. Il divorzio era nell’aria. Alla fine lo scontro finale è arrivato, e nella “piccola Atene” il sindaco Luigi Bellumori e la giuria culturale del Premio Capalbio - con la scrittrice Mirella Serri, il filosofo Giacomo Marramao, lo storico Nicola Caracciolo e l'ambasciatore Rocco Cangelosi - scaricano su due piedi la Fondazione Epoké e fondano una kermesse nuova di zecca.
È il “Premio Capalbio - piazza Magenta”, composto dalla stessa giuria cui si aggiunge un comitato tecnico scientifico dove entrano il sindaco, l’assessore alla cultura Patrizia Puccini e l’imprenditore del Country Villas le Guardiole (neosponsor) Francesco Guerreschi. Il nuovo corso - per il Premio fondato 16 anni fa a Capalbio da Paolo Mieli e che nel tempo ha ospitato centinaia di ospiti illustri - nasce dunque sotto l’egida del Comune, naturale conseguenza della bufera in corso: 30mila euro di presunte fatture non pagate da Epoké agli imprenditori della zona (ristoratori, albergatori etc), e accolte con imbarazzo dal sindaco Bellumori, che insieme ai giurati ha deciso di mettere un punto.
Troppe polemiche, troppi nodi irrisolti per continuare sulla stessa strada; pertanto - giovedì sera - sindaco e giurati si sono incontrati a porte chiuse. L’avvocato Aringoli non è stato invitato, mentre chi c’era ha deciso di far nascere la prima edizione del “Premio Capalbio - piazza Magenta”, che dal Premio Capalbio marca la distanza separandosi da Epokè e aggiungendo, nell’etichetta dell’evento, il nome della piazza. Per il resto la formula è identica. Premi a illustrissimi personaggi della vita culturale del paese, scrittori, saggisti e politici resi noti la settimana prossima, tutti “a convegno” a Capalbio in un’unica giornata (il 25 agosto). Il Country villas le Guardiole si è subito candidato a sponsor per offrire accoglienza e targhe: peraltro è una delle aziende che in queste settimane ha lamentato un “chiodo” di 11mila euro lasciato da Epokè. Che non è l’unico.
Il Comune in questi giorni ha registrato un’impennata di segnalazioni. «In municipio c’è la fila - dice il sindaco - Fioccano le proteste di fiorai, edicolanti, pasticceri, parrucchieri, affittuari di case». La cifra, a quanto risulta, potrebbe salire dagli iniziali 30mila euro a circa «80-90mila euro non pagati e certificati in Comune, incluso un avvocato romano, passato al pignoramento per 21.092,40 di affitti non riscossi». Bellumori chiarisce. «A noi non interessano le polemiche; semplicemente nasce un altro Premio sotto l’egida del Comune». E l’altro evento promosso da Epokè? «Nulla toglie che ci sia anche quello - dice Mirella Serri - Anche a Roma di premi ce ne sono tanti, l’uno non esclude l’altro. Per quanto ci riguarda, noi avevamo chiesto un chiarimento da Aringoli che non ci è stato dato: nel dubbio ci siamo tirati indietro. Impossibile continuare con lui».
Aringoli, da parte sua, continua a smentire le irregolarità e si prepara a uno scontro all’ultimo sangue. «La titolarità del Premio Capalbio è nella esclusiva disponibilità della Fondazione Epokè. Nessuno, eccetto la Fondazione stessa, ha il diritto di decretarne la fine o la rifondazione. La Fondazione Epokè difenderà in tutte le sedi competenti questo suo diritto, promuoverà azioni contro chiunque tenterà di appropriarsi direttamente o indirettamente (con imitazioni) del Premio Capalbio e del suo know - how, con particolare riferimento al suo regolamento. Si diffida sin da ora a utilizzare il lavoro della giuria e le designazioni del Premio Capalbio 2012, soprattutto da parte dei giurati, violando così il vincolo di fede. La Fondazione sta agendo in tutte le sedi competenti per tutelare la sua onorabilità ma deve intervenire anche per tutelare 16 anni di lavoro e di investimenti. Tutti saranno chiamati alla responsabilità sotto questo profilo». Dnunce, insomma, sia al Comune che agli imprenditori della zona che hanno lanciato gravissime accuse. È piuttosto improbabile, d’altro canto, che il Comune gli conceda ancora palco e piazza Magenta. «Ci sono tanti giardini privati, molte altre piazze belle - dice Bellumori - Mica la vita si ferma in piazza Magenta. Aringoli può andare dove vuole e fare richiesta al pari di altri privati, risolvendosi le sue beghe nelle sedi opportune».
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