La protesta
Ex Agraria, tutto da rifare: ricorso al Consiglio di Stato
La lista civica ha trovato i soldi necessari per andare avanti «Il Tar non è entrato nel merito, bisogna fare chiarezza»
MASSA MARITTIMA. Nessun finale: la vicenda dell’ex Agraria va avanti. Il movimento civico Massa Comune, forte anche di sostenitori che hanno sposato la sua causa giudiziaria, ha deciso di ricorrere al Consiglio di Stato, presentando ricorso contro la sentenza del Tar, il quale «anziché entrare nel merito delle argomentazioni addotte da Massa Comune, si è limitato ad una valutazione meramente formale», si legge nella nota. Un colpo di scena, anche se ormai da qualche tempo a Massa era iniziata a circolare la voce di un finale alternativo alla vicenda. Infatti sembrava che tutto fosse terminato dopo il pronunciamento del tribunale amministrativo, con la civica impossibilitata ad andare avanti nella battaglia per carenza di risorse.
Questo prima di trovare un gruppo di sostenitori che hanno deciso di appoggiarla. Così, il movimento «si è addossato unitamente al gruppo di finanziatori, l’ingente onere economico per la predisposizione degli atti necessari e la proposizione del procedimento di impugnazione».
La vicenda è nota a Massa Marittima. La civica da tempo ha intrapreso una battaglia sugli appartamenti in costruzione in piazza XXIV maggio, all’ex Agraria appunto.
Una battaglia scandita da diverse irregolarità amministrative, secondo Massa Comune, che ha portato tutto all’attenzione del Tar in diversi esposti. «Il mancato versamento degli oneri di urbanizzazione, la maggiore cubatura rispetto alle volumetrie precedenti, il rilascio del permesso a costruire senza l’acquisizione» e così via, come ricorda Massa Comune.
«La causa determinante che ha indotto a intraprendere la via legale – continua la nota - è dovuta alla chiusura dell’amministrazione, che ha opposto un rifiuto reiterato alle numerose sollecitazioni a fornire spiegazioni al proprio operato in merito alla vicenda».
Insomma, è così che l’ex Agraria finisce in tribunale. La sentenza in primo grado arriva nei primi mesi del 2012, con il Tar che respinge gli esposti vista «la inammissibilità del ricorso per pretesi difetti di legittimazione attiva».
In parole povere, i giudici non hanno accolto i punti evidenziati nei documenti non ritenendo Massa Comune un soggetto in grado di rappresentare i pareri della comunità, visto anche che i punti in questione risalgono a prima della nascita del movimento. E alla civica questa disposizione non è mai andata giù, perché il Tar non è entrato «nel merito delle argomentazioni» e «si è limitato ad una valutazione meramente formale». Tutto sembrava finire qui, in un primo momento. Anche attraverso il suo sito internet, infatti, Massa Comune spiegava che i soldi per fare ricorso al Consiglio di Stato non c’erano. Costa troppo.
Poi il finale alternativo. «Forte di questo ampio consenso e sollecitazione», riscontrato tra i cittadini massetani, «il movimento intende mantenere fede all’impegno assunto nei confronti degli elettori, a difesa della democrazia, dell’affermazione della verità e della trasparenza negli atti amministrativi» si legge nella nota. «Ha conferito quindi il mandato ai propri legali, a presentare al Consiglio di Stato opposizione avversa alla decisione del Tar della Toscana». La battaglia continua.
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