Sicurezza
Tariffe dei nidi, Sel vota con il Pd
Le fasce “Isee” calano da 8 a 4 e aliquote progressive. Cerboni (Pdl) non ci sta: «Aumenti anche del 74 per cento»
GROSSETO. Le nuove tariffe per i nidi e le scuole d'infanzia spaccano il consiglio comunale, con l'opposizione pronta a tirare via le tessere per il voto e la maggioranza che, nell'assoluto silenzio del Pd, si salva solo grazie al soccorso rosso di Sel.
Il consiglio comunale ha approvato, ieri, la delibera che riduce da 8 a 4 le fasce Isee per il calcolo delle tariffe, e introduce aliquote progressive in base alla quantità di servizio richiesto (fino alle 12, fino alle 14 e fino alle 16) nella terza fascia Isee, quella da 9mila a 28mila euro.
Nel calcolo dell'Isee si terrà conto anche del reddito del genitore non convivente. «Aumenta – ha detto l'assessore alle politiche educative, Luca Ceccarelli – la progressività fiscale a vantaggio dei cittadini e, considerando la precedente delibera sull'introduzione dei criteri Isee per l'accesso al servizio a vantaggio dei nuclei meno abbienti e con disoccupati, entreranno per la prima volta nei qualificati sistemi educativi comunali famiglie che ne restavano finora ingiustamente escluse».
Non la pensano così, per la verità, i gruppi dell'opposizione. Il consigliere della Lista Lolini, Riccardo Megale, sottolinea che i nuovi criteri di ingresso, che danno punti anche in base all'Isee, avranno, come effetto, quello di far accedere ai servizi per l'infanzia quasi esclusivamente i bambini di famiglie con redditi bassi, facendo gravare solo su di loro i costi, ma queste fasce o sono esenti (sotto i 5mila euro di Isee) o pagano una quota molto bassa di compartecipazione, dai 44 ai 95 euro al mese, che comunque è molto di più di quanto pagavano con le tariffe precedenti.
E poi, per Megale, c'è la questione dell'Isee del genitore non convivente, su cui lo scorso autunno il consigliere aveva imbastito una battaglia con tanto di mozione che chiedeva ciò che Iside già faceva di sua iniziativa e che ieri la maggioranza ha votato, ma che all'epoca respinse.
Il capogruppo del Pdl Giacomo Cerboni, dopo aver incassato, mercoledì scorso, in commissione, il no a un rinvio per cercare una soluzione comune e aver recepito dall'assessore Ceccarelli l'invito a studiare meglio la delibera e a presentare in consiglio eventuali emendamenti, ha lavorato con un foglio di calcolo tirando fuori uno studio che dimostra non solo che per le fasce di reddito più basse ci saranno aumenti che arrivano fino al 74 per cento, ma che le uniche riduzioni riguarderanno la fascia di reddito compresa tra i 9mila e 17mila euro, e solo per l'utilizzo di nidi e scuole materne fino alle 14 e fino alle 16: presumibilmente – visti i criteri di accesso che premiano gli Isee più bassi – si tratterebbe, secondo Cerboni, della fascia di reddito più rappresentata, insieme ai meno abbienti, tra gli utenti dei servizi comunali per l'infanzia a partire dal prossimo anno e per questo il capogruppo del Pdl dice anche di temere per le casse comunali.
Così come Cerboni ha contestato l'emendamento del Pd, che abbatte di 10 euro la tariffa base della fascia più alta, che era fissata a 400 euro al mese, e scende a 390, «un emendamento – dice Cerboni – che oltre al fatto che chiede maggiore progressività, ma riduce lo scaglione più alto, è inammissibile perché fa venir meno delle entrate per il Comune senza prevedere una compensazione», ma il segretario generale Mario Venanzi, interpellato sul punto, gli ha dato torto.
L'opposizione di centrodestra ha contestato, poi, anche il fatto che si utilizzino fasce Isee diversificate a seconda che si tratti di calcolare le tariffe (4 fasce), di accedere ai servizi (6 fasce) o di pagare mensa e trasporto scolastico (10 fasce).
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