Sicurezza
Chiude la Coop di via Rovetta, in 20 a casa
Il supermercato non può stare lì: da Ferragosto serrande abbassate. Rabbia dei sindacati
GROSSETO. La Coop di via Rovetta chiude. Sembra infatti oramai inevitabile l'arrivo dei sigilli alle porte del punto vendita. Come anticipato diverso tempo fa sulle colonne del Tirreno, era precisa volontà dei vertici Unicoop liquidare il negozio, ma solo in prossimità dell'apertura del superstore al Commendone. Un addio previsto, quindi, almeno tra un paio d'anni.
È successo invece che, in seguito a una segnalazione alla procura, siano scattati alcuni accertamenti sull'idoneità dell'immobile. La struttura è risultata inadatta a ospitare un'attività commerciale, tanto che pare sia incredibilmente accatastata, da quarant'anni, come “area coperta per gioco ragazzi”. Ora, anche se non è noto chi sia stato a sollecitare la procura, resta il fatto che le verifiche portate avanti dai Nas di Livorno, Asl, ufficio urbanistica e attività produttive del Comune hanno dato esito tutt'altro che positivo.
«Le norme sono chiare: nei piani seminterrati non è possibile vendere prodotti commerciali - ha precisato l'assessore al commercio, Emanuel Cerciello - eppure tutto poteva essere stato sanato durante i vari condoni, ne ricordo almeno tre negli ultimi 25 anni. Occasioni in cui o il proprietario o il locatore potevano chiedere il cambio di destinazione d'uso. Un intervento che a noi non risulta. Unicoop ha tempo sino al 13 agosto per presentare controdeduzioni, dopodiché saremo costretti a bloccare l'attività».
Ora, vista l'alta improbabilità che i vertici della cooperativa tirino fuori il coniglio dal cappello a cilindro, ecco che serve seriamente iniziare a pensare a tutti quei lavoratori che rischiano il posto. Sono una ventina, di cui 13 fissi. È a questi che guarda Andrea Ferretti, segretario Filcams Cgil: «Dietro a venti dipendenti, che hanno avuto la fortuna di lavorare per un'azienda solida, che assicura lavoro pulito e di prospettiva, ci sono altrettante famiglie. A Unicoop chiediamo di non scaricare la vicenda sulle spalle dei lavoratori, ma di intervenire in modo da evitare che paghino un conto troppo salato per responsabilità non proprie». Nel dettaglio il sindacato, che ha espresso una nota congiunta insieme a Cisl e Uil, chiede tempo e si muove verso due possibili soluzioni: «O il riassorbimento di tutti i dipendenti entro i vari punti vendita presenti in Maremma, o una cassa integrazione tramite un contratto di solidarietà». In particolare, quest'ultima via d'uscita equivarrebbe a limare lo stipendio degli altri dipendenti, pur di far restare dentro i venti a rischio. Ma non finisce qui: i sindacati, che venerdì incontreranno il prefetto, sperano anche in un colloquio con il sindaco e in un'accelerata del progetto legato al superstore. «Parlerò volentieri con loro - ha assicurato il primo cittadino - sono preoccupato per la situazione, un problema che matura in un contesto occupazionale non semplice. L'eventuale chiusura del punto vendita di via Rovetta sarebbe anche un danno per il tessuto sociale: penso agli anziani, a chi ne usufruiva come negozio di vicinato. Certo che non possiamo andare contro le norme di sicurezza. Di proroghe non se ne parla».
Maurizio Bernardini
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