Il Tirreno

Grosseto

«La sala del consiglio a pagamento» Lecci a ruota libera

di Lorenzo Santorelli
«La sala del consiglio a pagamento» Lecci a ruota libera

Il presidente parla di politica e strategie per il futuro tra sedute via Internet e qualche mugugno nel Psi

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GROSSETO. Tra le dichiarazioni di voto che precedettero l’elezione a presidente del consiglio comunale – al primo tentativo con una maggioranza qualificata e trasversale – il decano dei consiglieri, Luigi Colomba, annunciò il suo parere favorevole alla nomina benché lo ritenesse inadeguato al ruolo. «Voglio dargli fiducia – disse – secondo il principio che la carica può cambiare l’uomo». Da quel 21 giugno è trascorso più di un anno, vissuto al di là del bene e del male come impone la veste.

È migliorato Paolo Lecci con i galloni di presidente del consiglio comunale?

«Con quelle parole forse Colomba voleva giustificare politicamente un voto favorevole proveniente dall’opposizione. Fino a oggi ho cercato di rimarcare con equidistanza il ruolo dei consiglieri comunali. Sono loro i rappresentanti eletti dai cittadini. Non devono accettare le decisioni degli assessori che invece vengono nominati dal sindaco».

È vero che vuole mettere un ticket per l’utilizzo della sala consiliare?

«La sala Pegaso o le circoscrizioni sono a pagamento. Altri comuni limitrofi già chiedono un contributo per l’utilizzo delle loro assemblee. Perché da noi no? Oltretutto sono state danneggiate alcune attrezzature che, insieme a bollette e straordinari per il personale, gravano sulle tasche dei contribuenti. Anche di quelli non interessati alla celebrazione dei matrimoni o all’organizzazione delle convention».

Non le viene mai voglia di buttarsi nella mischia?

«Ma io intervengo anche nel merito delle cose in quanto consigliere. Voglio misurarmi con l’incarico di presidente. Comunque dopo quattro legislature ho deciso che questo è il mio ultimo mandato. Non vivo di politica».

Professionalmente non è per lei un momento felicissimo.

«Sono ben 25 anni che lavoro all’ Asl. Eppure il responsabile amministrativo dell’area grossetana mi ha trasferito con una semplice telefonata. Se all’origine della decisione ci fosse una presunta incompatibilità etica con il mio incarico in municipio, sicuramente non c’è stato bon ton aziendale. Per non parlare di tutti i medici che hanno tessere di partito e sono amministratori».

Giura che da qui al 2016 non sarà assessore?

«Sì. In caso di una proposta la rimando al mittente. Avrei potuto esserlo a inizio legislatura, ma un patto all’interno del partito attribuì al più votato il posto. Sarebbe toccato a Francesco Giorgi che però decise di rifiutare, e poi scalando a me. Avevo preso 380 voti spendendo solo 400 euro per i volantini della campagna elettorale. Però mi venne rinfacciato che “pacta sunt servanda” e per evitare rotture fu indicato Monaci».

Uno dei firmatari della mozione che nel congresso provinciale del partito sostenne Giorgi, mentre lei si schierò con l’ex segretario Giuseppe Toscano.

«Sapevo che quella mozione era destinata a perdere ma fu un gesto di coerenza e fedeltà nei confronti di chi, insieme a Giussano Valentini, volle il mio ritorno».

Questi mesi di direzione Giorgi come li valuta?

«Deve dimostrare di essere il segretario di tutti, ancora non so se lo sia. Non mi piacciono le dietrologie familistiche, ma i cavalli vincenti si vedono all’arrivo. Sicuramente è oberato dagli impegni: segretario, capogruppo, presidente della terza commissione. Forse è questo il motivo per il quale è stato poco attivo dal punto di vista amministrativo».

E l’operato dell’ assessore Monaci?

«Nonostante i tagli alle risorse sta facendo il possibile, con impegno e abilità».

Stesse difficoltà per l’assessore Tei, anche per lui giudizio lusinghiero? Se non fosse fuoriuscito dal Psi alla vigilia delle elezioni, con il 4% della sua lista sareste in doppia cifra.

«Secondo questa logica sommando i vari ex socialisti in consiglio, vedasi Colomba e Pacella, saremmo al 15%. Su Tei non mi esprimo, è un assessore. Punto».

Giunta Bonifazi bis. Più le promesse non mantenute o quelle realizzate?

«La crisi economica ha comportato un ripensamento dei progetti bandiera, come il centro Etruschi. In tempi di vacche magre mi interessa salvaguardare prioritariamente il welfare. Ma sulle mura ci sono stati timidi passi avanti con la loro pulizia. Palazzo Mansini, anche senza biblioteca, dovrà diventare un centro culturale. Ed entro il 2012 nascerà il museo del Buttero ad Alberese. Con le poche risorse a disposizione è stato fatto il possibile. Il giudizio è positivo».

Sono fisiologici due anni per approvare un regolamento urbanistico, oltretutto sconfessato dalla Regione? «Abbiamo esempi di altre amministrazioni con la stessa tempistica. Il nostro fu adottato frettolosamente al termine della scorsa legislatura. Da lì è scaturita la pletora di deduzioni. C’è stata la crisi del settore edile e cambiando lo scenario non mi stupisce il ridimensionamento del polo logistico. Ora procederemo con risolutezza. E le sedute saranno visibili su internet grazie ad una mia iniziativa che Gori del Movimento 5Stelle spaccia come propria».

Nel 2001 con Antichi, nel 2006 da solo, nel 2011 con Bonifazi. Lei è un abito buono per tutte le stagioni.

«Io sono sempre stato socialista, anche quando ero l’unico a portare la bandiera con il garofano rosso».

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