La manifestazione
Né moschea, né negozi: così muore
L’ex locale abbandonato da anni. Unica speranza il regolamento urbanistico
GROSSETO. Tanta storia e altrettante contraddizioni. Il glorioso cinema Marraccini, dalla sua nascita, ne vede di tutti i colori.
L’immobile, disegnato negli anni venti dall’ingegnere romano Della Rocca, vanta una pregevole linea in stile liberty. Per tre generazioni rimane nelle mani della famiglia Micheli, passando indenne anche i bombardamenti del secondo conflitto mondiale.
Divenuto luogo simbolo del relax per migliaia di maremmani, nei primi anni del duemila piomba al centro di indiscrezioni che vedono avviate trattative d’acquisto tra diversi soggetti: Comune, Provincia e Curia compresi.
Ecco che nel 2005, l’arrivo del privato Riccardo Demi è un vero colpo di scena. Una novità che non porta però alla riapertura del cinema, che ha ospitato nell’autunno del 2003 l’ultima proiezione di una pellicola. L’immobile torna in ballo qualche anno dopo l’arrivo di Demi. Si vocifera di un interesse del Comune, ma l’Amministrazione, poi, punta tutto sul Moderno: “Per diverse ragioni strutturali e di utilità” spiegherà più avanti il sindaco Bonifazi.
Alla serie di indiscrezioni, più o meno attendibili, non manca, come detto, anche quella riguardante l’interesse della comunità islamica. Finisce tutto in una bolla di sapone, ma l’argomento resta per diverso tempo al centro dei dibattiti in città, specie lungo l’ultima corsa per la fascia tricolore. E oggi? Allo stato attuale delle cose non sappiamo praticamente nulla sul futuro del palazzo. Mentre l’intonaco si sbriciola e i locali sono invasi da ratti e piccioni, la vecchia idea di farci alcuni festival o una scuola del cinema è tramontata.
Così come lontana sembra la realizzazione delle altra ipotesi ventilate nel tempo e cioè quelle di un museo d’arte sacra o di un centro commerciale. Il vincolo imposto dalla Direzione per i beni culturali e paesaggistici della Toscana copre sia gli esterni che gli interni dell’edificio. Di fatto è dunque escluso ogni intervento di natura residenziale: frazionare il salone in locali è, allo stato attuale delle cose, un’idea irrealizzabile. Nel caso, poi, sarebbe da cambiare la destinazione d’uso dell’immobile e tutto è quindi legato all’approvazione del tanto atteso regolamento urbanistico. Per il momento un’osservazione al Ru è stata presentata.
Non resta che attendere il prossimo capitolo di un’incredibile storia. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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