Sicurezza
Epokè e il sindaco Bellumori Braccio di ferro estenuante
CAPALBIO. "Sabotaggio", lo definisce l’avvocato romano Gianni Aringoli, che da Roma smentisce i “chiodi”, promette di mostrare le fatture pagate e parla di macchinazione. «Un’ipotesi è che il Comune...
CAPALBIO. «Sabotaggio«, lo definisce l’avvocato romano Gianni Aringoli, che da Roma smentisce i “chiodi”, promette di mostrare le fatture pagate e parla di macchinazione. «Un’ipotesi è che il Comune voglia cercare di riprendersi il premio per farlo organizzare a qualcun altro...», dice Aringoli. «Tutti i debiti di cui si parla - spiega - tra l’altro non dovrebbero neppure riguardare il Comune ma eventualmente i nostri rapporti privati che abbiamo da 16 anni a Capalbio».
Da anni, dice lui, «la Fondazione Epokè opera a Capalbio senza che nessuno si sia mai lamentato. E ora si tirano fuori vecchie questioni....». Questioni, di cui quella madre riguarda i rapporti deteriori tra Fondazione Epokè e sindaco di Capalbio Luigi Bellumori, cui l’avvocato ha scritto una lettera il 20 luglio. Nella missiva Aringoli prova a convincerlo della bontà della propria organizzazione: evidentemente il primo cittadino non ne è così convinto, tant’è che - alle porte col premio Capalbio - non ha concesso la piazza. Di più. Come si legge nella lettera di Aringoli, il 29 maggio scorso la giunta comunale, approvando il programma generale e le manifestazioni culturali, non ha neppure incluso “Uno scrittore un’estate” né il Premio Capalbio nel proprio calendario; segno che in qualche modo ha già scelto.
Ora, «a meno di un mese dalla data fissata - insiste Epokè - la situazione di grave incertezza in cui versa la Fondazione non solo genera grave pregiudizio sotto il profilo organizzativo, ma rischia di compromettere seriamente lo svolgimento stesso del Premio». Epokè dice di voler tutelarsi «per attenuare i gravissimi danni, data l’inerzia dell’amministrazione e il mancato inserimento nel programma ufficiale, e di procedere in via ordinaria per ottenere la concessione temporanea di piazza Magenta...». Il braccio di ferro dunque procede. Ma su tutto il sindaco Bellumori - cui Aringoli ha chiesto un incontro - tace gelido. (el.gi)
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