Sicurezza
«Camilli mi autorizzò ma saputo il prezzo bloccò la trattativa»
Calcioscommesse, ecco le dichiarazioni dell’ex ds sulla presunta combine per Ancona-Grosseto del 2010
GROSSETO. «Piero Camilli dichiara di non essere solito seguire la squadra in trasferta e di averlo fatto, nel corso della stagione sportiva 2009-2010, solo in due occasioni, una delle quali è proprio la disputa di Ancona-Grosseto del 30 aprile. Tale circostanza, alla luce degli elementi acquisiti agli atti, non appare casuale».
Eccolo, uno dei passaggi chiave della richiesta di deferimento per il presidente del Grosseto e per il club (responsabilità diretta) in relazione alla presunta combine di quella gara terminata 1-1 (quando invece il Grifone avrebbe voluto vincere - ma fu pareggio). Un passaggio delle 15 pagine in cui il procuratore federale Stefano Palazzi mette sotto accusa il Grosseto dopo le dichiarazioni dei suoi ex tesserati, ascoltati a luglio dopo il primo processo sportivo. Mettendo insieme le parole degli ex e alcuni elementi, Palazzi non intende lasciare scampo al Grosseto né all’Ancona. Vediamo perché.
Carobbio credibile. Gli organi di giustizia federali hanno «già riconosciuto l’assoluta credibilità» dell’ex mediano biancorosso: le sue parole sulla combine trovano «pieno riscontro sia nella minuziosa e completa attività di indagine condotta dalla Procura di Cremona, sia in quanto affermato da Turati, Acerbis, Joelson, Conteh e Iaconi tanto alla citata procura che a quest’ufficio».
Iaconi e Camilli. L’ex ds Andrea Iaconi, sentito l’8 giugno dopo le richieste per il primo processo, ricorda che la squadra era in ritiro punitivo a Norcia dopo il ko interno e che c’era un «clima pesante» perché il presidente voleva mandar via l’allenatore Sarri. «Mi si avvicinò Turati che mi disse di conoscere alcuni giocatori dell’Ancona, sua ex squadra, che avrebbe potuto contattare per lasciarci vincere la partita; riferii tale circostanza al presidente per valutare l’ipotesi e lo stesso mi disse di autorizzare Turati a lasciare l’albergo». Sull’auto della società salì anche il brasiliano Joelson per parlare con il connazionale Angelo Junior Da Costa. Dal quale ricevettero un rifiuto. Ora si conoscono anche le cifre: gli avversari contattati da Turati «volevano circa 100mila euro - dice Iaconi - per lasciarci la vittoria; lo riferii al presidente che mi disse di interrompere la trattativa».
Convergenze. Palazzi nota che Iaconi ammette di conoscere la combine, che Turati (interrogato dal gip e dalla Figc) conferma la versione dell’ex ds dichiarandosi non sorpreso del rifiuto di Da Costa e che Joelson (interrogato dal gip di Cremona) «ricostruisce in modo analogo l’accaduto». Anche senza passaggio di denaro, le squadre si trovarono d’accordo per il pareggio che effettivamente vi fu. E lo sottolineano anche Conteh (gip 4 giugno) e Acerbis (Figc 9 luglio).
L’Ancona si fermò. «Tranne il portiere Da Costa, tutti erano d’accordo sul pareggio. Andatevi a vedere la gara: nel secondo tempo l’Ancona si fermò e negli ultimi minuti a fare la melina per evitare rischi di modifica del risultato concordato». Lo dice alla Procura federale il 16 luglio Massimo Erodiani, titolare di due agenzie scommesse di Pescara, uno dei grandi accusatori dell’inchiesta.
Ti faccio diventare ricco. È la frase che Joelson spiega di aver detto al portiere dell’Ancona Da Costa (sentito il 13 luglio) per convincerlo a farsi comprare. Il luogo è l’autogrill sull’autostrada: «Dopo aver chiacchierato su fatti di ordinaria importanza - dice il portiere - lui entrò nel merito della partita e mi disse che il Grosseto voleva andare in serie A e che quindi avrebbe voluto vincere la partita. Replicai che anche noi avremmo voluto vincere. Lui mi disse che mi avrebbe fatto diventar ricco, mi avrebbe fatto “star bene”. Rimasi sorpreso, gli risposi che di un fatto del genere con il sottoscritto non doveva neanche pensare di parlarne».
Decide tutto Camilli. Palazzi cita un passaggio di Carobbio (Figc 10 luglio), ritentendolo illuminante: «tutti sapevano che nessuno della società, compreso l’allenatore, potesse prendere qualsivoglia iniziativa senza consultare Camilli; quindi per noi era evidente che il ds Iaconi agisse su mandato di quest’ultimo». Il procuratore federale ritorce contro il presidente le dichiarazioni rese da quest’ultimo (Figc 13 luglio) a proposito del fatto che per «impegni di spese rilevanti vengo interpellato dai miei collaboratori-dirigenti». E anche quelle di Luciano Cafaro (Figc 17 luglio): «nonostante il tentativo di Cafaro di non coinvolgere Camilli, è proprio quest’ultimo, socio di magigoranza e quindi di riferimento del Grosseto, a identificarsi nel concetto di “assemblea dei soci”» che Cafaro chiama in causa per la decisione di spese rilevanti. Un carico ce lo mette anche Acerbis (Figc 9 luglio): «è ovvio che quando negli spogliatoi si parlava di “società” ci si intedeva riferire al presidente Camilli, anche perché i soldi della combine non potevano che provenire da lui».
L’ultima conferma. Il 24 luglio Joelson è in Procura federale: «conferma in toto - scrive Palazzi - le dichiarazioni rese il 4 giugno al gip, ribadendo di aver ricevuto incarico da Iaconi, che agiva su mandato di Camilli, di contattare insieme a Turati, Da Costa dell’Ancona al fine di combinare il risultato. Ha poi aggiunto ulteriori particolari sullo sviluppo della vicenda, che riscontrano quanto riferito sia da Turati sia da Iaconi, affermando che l’accordo per il pareggio fu raggiunto durante l’ispezione al terreno di gioco, nel pre-gara, e durante la gara stessa».
La smentita. «Di rilievo - conclude il procuratore Figc -appare la smentita di Joelson in merito a ipotetici litigi tra Camilli e Iaconi causati dal ritiro a Norcia, nonché la considerazione che Cafaro, presente a tutte le trasferte e non solo in occasione del ritiro punitivo come vorrebbe far apparire Camilli, non poteva ignorare il reale sviluppo in tutta la vicenda, in tutti i suoi risvolti, così sollevando quantomeno dubbi sulla sua figura».
Le richieste. Deferimenti per il Grosseto per responsabilità diretta per quanto attribuibile a Camilli; per Da Costa per omessa denuncia; per l’Ancona per responsabilità oggettiva per il portiere.
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