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«Bollette del Fiora e troppe perdite la vera emergenza»

di Guido Fiorini
«Bollette del Fiora e troppe perdite la vera emergenza»

GROSSETO. Le perdite dell’acquedotto e le bollette del Fiora, la provincia Grosseto-Siena, la Regione che poco fa per la Maremma: parla a 360 grandi Gianfranco Chelini, assessore al Turismo e...

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GROSSETO. Le perdite dell’acquedotto e le bollette del Fiora, la provincia Grosseto-Siena, la Regione che poco fa per la Maremma: parla a 360 grandi Gianfranco Chelini, assessore al Turismo e segretario dell’Api che ieri si è concesso una mezza giornata di ferie. E lo fa senza peli sulla lingua. Infradito Havaianas, costumone Rrd e camicia azzurra con le cifre, anche nell’abbigliamento è un po’ assessore e un po’ in ferie, ma le parole sono taglienti come lame.

Assessore, che succede? «Partiamo dall’acqua. Parlo come assessore al turismo. Ci sono situazioni inaccettabili. Un esempio? Il Fiora ha tenuto oltre un giorno Marina all’asciutto in luglio, una roba da non credere per un intervento che poteva esser fatto mesi prima. Lo stesso Fiora che, sulla strada per Marina, tiene un cartellone enorme con scritto “impianto di produzione liquami”. Bel biglietto da visita».

Ma la rete non è facile da gestire. È enorme. «Vero, ma non capisco come si possa pensare di gravare sulle bollette che pagano cittadini e aziende e, al tempo stesso, avere perdite che sfiorano il 50%. Neppure in Burkina Faso. Qualche giorno fa il presidente del Fiora, commentando una perdita denunciata da un cittadino, ha detto “la ripareremo l’anno prossimo”. Inaccettabile. La vera emergenza è la loro inefficienza, un territorio turistico non se la può permettere. E non pensino di razionare l’acqua o di toglierla nelle zone sulla costa».

E con la grande Provincia con Siena, che succederà? «Credo che l’Ato non possa comprendere un territorio tanto vasto e avere gli stessi criteri per il Giglio o per Trequanda. Ci vogliono 9 ore in macchina! Sono località così diverse».

Ma la fusione con Siena, con Grosseto capoluogo, è già decreto. «Con Grosseto capoluogo, infatti. Su questo sono d’accordo. Ho letto un’intervista all’assessore Nencini che dice che, per il capoluogo delle province, si deve guardare indietro, alle tradizioni. Non mi piace questo modo di far politica, basta guardare al passato. Monti ha individuato il capoluogo nella città più popolosa perché si parla di “gente servita”, si guarda avanti. E poi perché inserire anche Arezzo? Ci ritroveremmo con il 53% del territorio della Toscana e meno del 20% della popolazione, con pochi contributi regionali e tanti problemi. Non vogliono fare la Toscana del Sud, vogliono il Meridione della Toscana. Non ci stiamo, faremo le battaglie».

In effetti fra la Maremma e la Regione non c’è grande sintonia. «E non può esserci. Enrico Rossi, due anni fa, in campagna elettorale, è venuto in Maremma con “cornucopie” di promesse. E poi non si è più visto. E sempre due anni fa in un convegno a Perugia disse che la Maremma è più vicina al Lazio che alla Toscana. Questa è la loro linea, siamo la periferia da snobbare. Ma in fondo non manca tanto alle prossime elezioni».

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