Il Tirreno

Grosseto

«Siamo pronti a tutto per difendere i bagnetti»

di Maurizio Bernardini
«Siamo pronti a tutto per difendere i bagnetti»

La rabbia dI Walter Maretti, presidente del sindacato italiano dei balneari «Investimenti di milioni di euro e posti di lavoro che vanno in fumo»

3 MINUTI DI LETTURA





MARINA DI GROSSETO. «Dovessero togliermi lo stabilimento morirei. Questo è il mio sogno, la mia vita. Sono pronto a difendere in ogni modo la mia famiglia e il suo futuro»: è una mescolanza tra rabbia e sconforto quella che accompagna le parole di Walter Maretti, titolare del bagno Moreno e presidente provinciale del sindacato italiano balneari, realtà interna a Confcommercio. Sì perché il primo gennaio del 2016, data in cui diverrà operativa la direttiva Bolkestein, è tutt’altro che lontano. Da quel momento, tutte le concessioni demaniali andranno all’asta e saranno dunque strappate dalle mani degli storici proprietari. Gente che spesso ha speso fior di quattrini per rendere accogliente il proprio stabilimento balneare: «Abbiamo investito, in virtù di una legge del parlamento italiano che ci garantiva il rinnovo delle gestioni. Ora tutto è annullato dall’Europa». Le sigle sindacali che rappresentano il comparto chiamato in causa, uno dei più importanti a livello nazionale, hanno dunque pensato ad azioni di protesta. Qualcuna anche clamorosa. Ma su questo torneremo più avanti. Va detto che in queste settimane pare che il governo stia valutando un decreto ad hoc, qualcosa in grado di salvare il salvabile: «Ma non abbiamo alcuna certezza. Così – attacca ancora Maretti - mentre il tempo passa, ci avviciniamo a uno scenario futuro che rischia seriamente di essere padroneggiato da multinazionali straniere. Soggetti con cui non potremo certo competere. Vorrebbe dire salutare per sempre certi livelli di qualità e i prezzi calmierati, oggi frutto della concorrenza del micro mercato». Al momento, la piega presa da Roma sarebbe quella di mettere su delle concessioni dalla durata di nove anni, senza alcun paracadute per gli storici gestori. Niente diritto di prelazione e soprattutto indennizzi di rimborso per chi perderà lo stabilimento studiati in proporzione ai canoni pagati e non agli investimenti. Tutto l’opposto di quel che è accaduto per gli ambulanti: qui si è messo un argine alla fermezza di Strasburgo, facendo valere l’anzianità d’impresa.

La protesta. È la mattina di venerdì tre agosto quella da segnare con il pennarello rosso sul calendario. Il grido di protesta si leverà lungo tutto il Belpaese. Sulle nostre spiagge, i sindacati Sib e Fiba hanno invitato i propri tesserati a tenere, contrariamente al solito, tutti gli ombrelloni chiusi. Ogni parasole sarà aperto nel momento in cui arriverà il cliente. Un’occasione per spiegare le ragioni del malcontento e il programma previsto per la mattinata: i vacanzieri scriveranno dei messaggi su alcuni biglietti di carta, pensieri che saranno poi lasciati volare in cielo, legati a migliaia di palloncini, allo scoccare delle 12. «Il lancio dei palloncini, la scrittura del messaggio e l’intervento dei media locali, farà della manifestazione – assicurano gli organizzatori - una giornata di festa». Insomma, un «volo verso il futuro» come lo hanno definito in molti. Tutta un’altra storia rispetto allo sciopero a muso duro, con bagnetti chiusi, minacciato in altre zone d’Italia.

La proposta. «Ci siamo resi disponibili – spiega ancora Walter Maretti – a rivedere i canoni annuali che paghiamo per la concessione. Tariffe che oggi sono suddivise in quattro aree riguardanti l’interno, l’esterno, l’area ludica e quella commerciale dello stabilimento. Una cosa però è certa: ci vuole meno burocrazia, meno vincoli. Solo così, grazie all’azione comune di operatori, enti pubblici e clienti si può destagionalizzare il turismo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa