Il Tirreno

Grosseto

L’appello dell’artista al suo vandalo: «Perché l’hai fatto?»

L’appello dell’artista al suo vandalo: «Perché l’hai fatto?»

Distrutte le sculture di Giuseppe Zanoni in mostra a Roselle Lui: «Vorrei incontrare chi è stato e donargli un’opera»

3 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. «Chi ha distrutto la mia opera?». Cercasi vandalo anonimo per colloquio informale: un appello inedito, quello lanciato da un artista maremmano che si è ritrovato una scultura frantumata in mille pezzi, e adesso spera di conoscere l’autore del gesto per parlarci e capire cosa l’abbia spinto a farlo. Una provocazione? Per niente: l’intento è serissimo. Una lezione di stile.

«Mi chiamo Giuseppe Zanoni, ho 42 anni», racconta lui, che nativo di Porto Ercole abita a Firenze dove lavora da anni: fa il fotografo e realizza installazioni. Finalista al recente premio Basi d’arte contemporanea, in queste settimane Zanoni si è distinto su 83 partecipanti con una prestigiosa menzione speciale; l’opera finalista è stata esposta in mostra alla Cava di Roselle (estranea alla vicenda).

Si intitola “Timeline”: è «un’installazione in vetro a forma di goccia composta da 18 piccole sculture, posizionate a intervalli regolari su due linee distinte con direzione obliqua, di cui una maggiore dell’altra...». Diciotto piccole gocce adagiate sul prato del Parco di Pietra, il meraviglioso scenario che ospita ogni sera eventi e concerti. A vederle sembrano piccoli sassi che accompagnano una riflessone metafisica e di fatto è così: «Timeline è una rappresentazione del tempo, una sintesi astratta in cui le linee sono formate da istanti che prendono la forma di piccole sculture in vetro: gocce d’acqua cadute su di un piano spaziale, appunto». Qualche giorno fa qualcuno - assai più prosaicamente o per contrappasso - le ha prese a calci o a bastonate, distruggendone due. «Un giorno mi chiama la curatrice - racconta Zanoni - e mi dice che c’è un problema: mi ritrovo due sculture in mille pezzi. D’accordo con l’organizzazione decido dunque di ritirare l’opera, anche perché, messa in quel modo, non è più una sicurezza né per me né per le persone che frequentavano la Cava». La mostra è chiusa. Uno smacco, una decisione sofferta ma razionale. Luca Terrosi, presidente della cooperativa Uscita di sicurezza che “dirige” la maxistruttura della Cava, si dice mortificato ma spiega che è un episodio del tutto accidentale. Anche perché alla Cava «la sicurezza è garantita e di notte c’è pure il custode». Quanto successo, alla fine, non è che un gesto come tanti; a Grosseto c’è chi se la prende con le vetrine dei negozi in centro storico, chi spacca fioriere e chi, come in questo caso, si accanisce sulla preziosa creatura di un artista. Zanoni è sconsolato, ma piuttosto che cedere alla ripicca e alla rabbia, con l’eleganza di un poeta decide di rispondere volando alto. «Mi piacerebbe molto parlare con l’autore del gesto - dice - Sono sicuro che si tratta di ragazzi, che è stata una bravata. Vorrei incontrarlo o incontrarli per regalar loro una parte dell’opera e parlarne insieme. Un messaggio semplice, confrontandoci e cercare di capire il perché». L’appello per essere contattato - anche in forma anonima, per telefono - culmina qui: ecco i miei dati: zanonilab@gmail.com». Il suo cellulare è 339 6159477. Per l’autore del gesto la privacy è garantita.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web