Il Tirreno

Grosseto

«Siccità, responsabilità chiare»

«Siccità, responsabilità chiare»

Scola (Italia Nostra) attacca i Consorzi di bonifica e l’esagerata proliferazione di fonti rinnovabili

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GROSSETO. Dietro i rubinetti a secco ci sono precise responsabilità politiche. Lo dice con chiarezza Michele Scola, della sezione grossetana di Italia Nostra.

«In questi giorni – scrive –, si fa un gran parlare di siccità e carenza di acqua. I nostri amministratori ci prospettano un'estate al secco, persino di acqua potabile, mentre gli agricoltori lamentano forti danni alle produzioni, e reclamano sussidi pubblici di emergenza. Qualche avventato politico è convinto che si possa ottenere acqua con le proposte di legge, tese a riorganizzare l'irrigazione, sperando forse che un decreto legislativo abbia la magica capacità di far piovere, o di aumentare la portata dei corsi d'acqua. La nostra associazione, da molti anni ormai, aveva ampiamente previsto questo stato di cose. La causa non è solo nelle condizioni meteorologiche, come tentano di farci credere gli amministratori maremmani, ma esistono precise responsabilità politiche, che da tempo denunciamo. Sarebbe finalmente ora che le responsabilità venissero al pettine.

Da anni denunciamo una politica miope del territorio, che ne sta mettendo in ginocchio la resistenza. I Consorsi di bonifica, ad esempio, sono una vera e propria spina nel fianco. Nonostante siano enti evidentemente inutili,continuano indisturbati la loro opera di devastazione dei corsi d'acqua naturali, compiendo escavazioni degli alvei del tutto inutili, anzi dannose, poiché ne alterano l'equilibrio idraulico, rendendo il territorio più fragile alle alluvioni e al dissesto idrogeologico. Tali escavazioni dell'alveo, infatti, abbassano il pelo libero dell'acqua, determinando anche un abbassamento della falda freatica alimentata dal corso d'acqua medesimo.

Aumentando poi la velocità di scorrimento, determinano una maggiore forza erosiva, che si porta via i fertili suoli della Maremma. La distruzione delle fasce arborate lungo i fiumi e i torrenti, operata con brutali eradicazioni degli alberi, trasforma in deserti biologici quelli che, poco prima, erano importanti serbatoi di biodiversità. Sul torrente Rigo e sul torrente Bay, ad esempio, sono stati distrutti ecosistemi dove nuotava il raro luccio, e nidificava il martin pescatore. Né dai cacciatori, né dai pescatori, che dovrebbero aver cari questi ambienti, si levano proteste. Ci dicono che questi interventi sono necessari alla sicurezza idraulica. Falso. Sono dannosi, e costano milioni di euro all'anno. Vengono effettuati col solo scopo di spendere i soldi stanziati, e mantenere in vita questi enti...»

E Scola critica anche le energie alternative. «Ci sono state presentate come la manna dal cielo, ma non ci è stato detto che possono causare problemi, se non si fa, come non si è fatto, una politica intelligente. Gli impianti fotovoltaici impermeabilizzano il terreno, creando gravi squilibri pedologici e biologici. Sarebbe stato opportuno controllarne l'istallazione su terreno agricolo, favorendo l'uso dei tetti delle aree industriali. Vi è poi la questione degli impianti che generano biogas, che stanno spuntando come funghi dopo una pioggia. I campi maremmani, ottimi per il grano duro, stanno cambiando la loro coltura con quella del mais, una coltura che consuma tantissima acqua e impoverisce fortemente il suolo».

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