Il Tirreno

Grosseto

Niente stadio per un anno «Ma non è stato mio figlio»

di Matteo Baccellini
Niente stadio per un anno «Ma non è stato mio figlio»

Accusato di aver lanciato un fumogeno in curva: «Dalle immagini non si vede» La rabbia del padre: «Da oltre tre anni vogliamo dimostrare l’innocenza»

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GROSSETO. Da quel 24 gennaio 2009 la sua vita e quella di suo figlio non sono più state le stesse. Troppe sofferenze, troppi patemi. E quel senso di ingiustizia che non ti abbandona mentre intorno nessuno sembra volerti ascoltare.

Quel giorno di tre anni e mezzo fa un padre e volontario della Croce Rossa, si reca col figlio in curva Nord allo stadio Zecchini per assistere al derby Grosseto-Pisa, campionato di serie B.

«Mio figlio all’epoca dei fatti era minorenne - ci dice il nostro lettore - mi ricordo che a un certo punto alcuni ragazzi della curva lanciarono i fumogeni nascondendosi sotto gli striscioni appesi alla balaustra, per non farsi riconoscere dalle telecamere».

Mentre invece, giura a distanza di anni quel padre sofferente, suo figlio rimase tranquillamente seduto a vedere la partita sulla gradinata della curva. «Non fossi stato io presente, avrei potuto avere qualche dubbio - racconta il padre - Ma essendo stato con lui, resto convinto che abbiano preso un abbaglio».

Tre settimane dopo quella partita, a casa del volontario viene notificato da parte della Questura di Grosseto un Daspo (il numero 321), il provvedimento che vieta l’ingresso alle competizioni sportive. Destinatario, per un anno, il figlio minorenne del nostro lettore.

«Feci subito ricorso gerarchico al prefetto di Grosseto dell'epoca, Francesca Cannizzo, attivando l'iter per visionare gli atti/riprese video relativi a quella partita. Ero sicuro che la Questura avrebbe ammesso subito l’errore, ma la risposta fu un’altra».

Il prefetto di allora rispose «che dalle valutazioni della locale questura con nota dell'11 marzo 2009, confermiamo anche con l'ausilio delle telecamere posizionate in loco, la puntuale identificazione di suo figlio come autore dell'accensione del fumogeno, gettato poi nella gradinata».

Quello è il momento in cui la famiglia che risiede a Roselle capì che c’era da soffrire, da lottare per far valere le proprie ragioni. E dimostrare che quel fumogeno non era mai partito dalle mani del ragazzo che ha ricevuto il provvedimento del Daspo. «Siamo andati in Questura dopo poco tempo dall’accaduto, mio figlio piangeva, continuavano a ripeterci che dalle immagini si vedeva mio figlio che accendeva il fumogeno, lo passava ad un altro tifoso e un altro ancora lo lanciava. Eppure quel video non me l’hanno fatto vedere per due anni».

A settembre 2011, dopo numerose richieste andate a vuoto, anche al Tribunale dei minori di Firenze, finalmente il volontario della Cri riesce a visionare i 2 dvd in possesso della Questura di Grosseto.

«Da questi si evince chiaramente che mio figlio non c’entra assolutamente nulla con l'accusa imputatogli - dice l’uomo di Roselle - Si vede solo del fumo levarsi dal basso verso l'alto, mentre mio figlio si trova tranquillamente 3 gradini più in alto da dove si alza il fumo e non sta facendo nulla prima, durante e dopo lo scoppio del fumogeno».

A quel punto insieme all’avvocato difensore, con un procedimento penale alle porte, la famiglia chiede oltre alla visione dei dvd, anche la disponibilità a testimoniare a favore di suo figlio da parte di due ragazzi presenti in curva quel giorno proprio accanto a lui.

A ottobre 2011 scatta il momento dell’udienza preliminare presso il Tribunale dei minori di Firenze. Ma con sorpresa di padre e figlio, «la giudice si oppone alla visione dei filmati e alla presenza dei testimoni in un processo con rito abbreviato - ricorda arrabbiato l’uomo - e si stupisce con mio figlio poichè rifiuta il perdono giudiziale (una sorta di patteggiamento per i minori, ndr), quindi ci rimanda al processo normale del 4 luglio 2012».

Ma venti giorni fa, è storia recentissima, all'udienza filtro non si presentano i testi del Pubblico Ministero e il tutto viene rinviato al 26 giugno 2013. «E per un altro anno mi troverò a pagare un avvocato per un fatto non commesso. E non si sa quando mio figlio ne verrà fuori. È tutto ingiusto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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