Il Tirreno

Grosseto

Nessun finanziamento per il Maresì

di Michele Nannini
Nessun finanziamento per il Maresì

La Cooperativa: «Serve un milione e mezzo per rimetterlo a posto, ma con questa incertezza nessuna banca ci fa credito»

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FOLLONICA. «Senza accesso al credito sistemare le strutture del villaggio ci è impossibile». Oltre 12 mesi di chiusura continuata del Maresì cominciano a farsi sentire e, in mezzo all’ennesimo botta e risposta fra diffide e comunicati stampa, la Cooperativa proprietaria ha aperto i cancelli per dimostrare le condizioni in cui versa la struttura.

L’ennesimo segnale al comune di Follonica, l’ennesimo tassello di una storia infinita. «Siamo sorpresi dalla missiva che ci ha inviato il Comune di Follonica venerdì mattina – spiega il legale della Cooperativa, Fabio Conti – nella quale veniamo diffidati dall’affermare che la mancata apertura al pubblico della struttura sia imputabile all’attività dell’amministrazione. Questo non lo abbiamo mai detto, non esiste nessun provvedimento ostativo che direttamente impedisce l’apertura. È però evidente che l’ordinanza del 2011, con la sospensione di lottizzazione abusiva ed il ricorso all’acquisizione del bene al patrimonio comunale, ordinanza contro cui siamo ricorsi al Tar, ha provocato delle conseguenze importanti».

Prima delle quali lo stop ai finanziamenti, visto che nessun istituto bancario concederebbe denaro con a garanzia un bene che potrebbe non essere più della Cooperativa. E senza soldi è impossibile mantenere efficiente la struttura, rispettare le normative antincendio ed antinfortunistiche. «E poi ci sono le enormi fioriere di ogni abitazione da sistemare, ci sono da rimettere in funzione il parco giochi e la piscina - dice l’avvocato, che ha mostrato lo stato fatiscente della struttura - La spesa prevista per rimettere a posto il villaggio, condizione fondamentale prima della riapertura, si aggira attorno al milione e mezzo di euro ma in una situazione di incertezza come questa nessuna banca ci può finanziare». Secondo Maresì l’ultima diffida del Comune ha una valenza particolare. «Ci sembra un atto politico – continua Conti – c’è forse un pentimento rispetto alle scelte precedenti, forse perché ci sono conseguenze non previste? A nostro avviso inoltre le richieste che ci ha fatto il Comune non hanno un fondamento legale. Dopo aver fornito tutta la documentazione richiesta nei mesi scorsi, i legali dell’amministrazione poi ci impongono una gestione affidata a terzi e ci proibiscono di fare sconti ai soci. Non ci sono norme che proibiscano la gestione diretta, così come riteniamo infondate le opposizioni di natura giuridica mosse alla natura della Cooperativa».

Quanto fatto nei mesi passati è quindi secondo Maresì più che sufficiente per ottemperare alle leggi attuali. «Non vogliamo fare dispetti a nessuno – precisa il presidente Ottavio Verdi, assieme all’avvocato Conti – vorremmo aprire e dare lavoro ma servono soldi che non ci danno. Chiediamo di poter lavorare nel rispetto delle leggi: aprire ai soci e ai clienti tradizionali, fondamentali quest’ultimi per la sopravvivenza del villaggio. Torniamo quindi a chiedere un cammino condiviso con il Comune per arrivare ad un accordo procedimentale, soluzione che è stata solo accennata ma mai percorsa con convinzione: consentirebbe un enorme risparmio per noi e per le casse pubbliche. Intanto – conclude Conti – abbiamo chiesto al Tar di decidere sulla causa in via d’urgenza».

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