Finanza
«Ma quale coop, serve un imprenditore»
La rsu della Mabro oggi a Firenze incontra Enrico Rossi: situazione insostenibile in azienda
GROSSETO. «Costituire una cooperativa con il nostro tfr sarebbe un po' come pagare per andare a lavoro».
Nadia Perino, una delle componenti della rsu di Abbigliamento Grosseto non usa mezzi termini, anche se ci tiene a precisare che quella della cooperativa, per tentare di risollevare le sorti della fabbrica di via Senese, non è mai stata una proposta lanciata dal presidente della provincia Leonardo Marras.
«È un'idea che il presidente della Provincia aveva buttato là, informalmente, alla fine di un incontro avuto la settimana scorsa con noi, ma – tiene a precisare la Perino – non si è trattato di una proposta formale, e comunque non andiamo a Firenze per sentirci dire questo».
Alla vigilia dell'incontro di oggi pomeriggio, a Firenze, con il presidente della Regione Enrico Rossi, al quale parteciperà anche Marras, dunque, la rsu vuol fare chiarezza su ciò che sta avvenendo nell'azienda di abbigliamento grossetana.
«Andiamo per fare il punto sulla situazione – dice la Perino – vedere se ci sono prospettive per il futuro».
È anche di questo che la rsu ha parlato nell'ultima assemblea delle vestaglie azzurre, convocata in primo luogo per parlare degli stipendi di giugno, che Abbigliamento Grosseto ha pagato al 40 per cento, rimandando il saldo al 25 luglio.
Nadia Perino spiega che ad oggi la situazione dell'azienda è praticamente insostenibile. «Questo diremo al presidente Enrico Rossi – dice – che a oggi il lavoro non c'è, non entrano commesse e anche nell'ultimo incontro con Andrea Barontini, il 12 luglio scorso, è emerso, per l'ennesima volta, che ci sono contatti importanti, con un possibile cliente statunitense, altri contatti con firme prestigiose, ma alla fine dei conti commesse ancora non se ne vedono».
La rsu sosterrà, davanti a Rossi, la necessità di trovare un imprenditore che investa nell'azienda di abbigliamento grossetana, portando soldi freschi e buona volontà per il rilancio.
«Serve qualcuno – spiega Nadia Perino – che faccia un prodotto di alta qualità, e ce ne sono in Toscana, che stanno lavorando».
E se proprio si deve parlare di cooperativa, «È un'ipotesi – dice – che potrebbe concretizzarsi solo a determinate condizioni» che, al momento sanno di impossibile.
«Se ci dicessero – prosegue Nadia Perino – che c'è un imprenditore che garantisce il lavoro per due anni con 20mila capi a stagione – dice Nadia Perino – allora, forse, se ne potrebbe anche parlare, ma certamente non ci metteremmo il tfr: sarebbe come pagare per andare a lavoro».
Enrico Pizzi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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