Attenzione
«2012, odissea nelle soprintendenze»
Il Comune di Scarlino chiede di installare un’opera d’arte sul municipio: «Quattro mesi di carte, e ancora niente»
SCARLINO. Guezeneit è il nome di una dea protettrice nella cultura tunisina. Forse, negli ultimi tempi, il sindaco di Scarlino ci si sarà rivolto più volte, per cercare conforto contro uno dei mostri più feroci e pericolosi del mondo occidentale: la burocrazia.
Sono passati quattro mesi infatti da quando il Comune ha inviato una richiesta alla Soprintendenza dei beni culturali di Siena per ottenere il permesso di installare un’opera d’arte (scolpita su una superficie piana) sulla facciata del municipio. Ma tra ritardi e rimandi ad altri uffici, ancora non è arrivata risposta.
«Cosa rischierei se la facessi appendere lo stesso?», si chiede scocciato Maurizio Bizzarri. Quest’odissea nel vorticoso mondo delle autorizzazioni e dei cavilli parte un anno fa, quando a Scarlino si organizza uno scambio culturale tra il Comune maremmano e quello tunisino di Hammamet.
Nell’occasione Mauro Corbani, artista nostrano, ospita in casa alcuni colleghi tunisini per una settimana di studio. Ne esce una scultura in ferro battuto, piana, dove è rappresentata una figura femminile: “Guezeneit, Dea Protettrice” il titolo. L’idea dell’amministrazione è allora quella di posizionare l’opera su una facciata laterale del palazzo comunale, visibile ma non invadente.
Ed è a questo punto che il burosauro sfodera gli artigli. «Nei primi giorni di aprile abbiamo fatto regolare richiesta alla Soprintendenza beni ambientali e architettonici di Siena per l’autorizzazione, fornendo la documentazione necessaria, cartografica e fotografica, con allegati i curriculum degli scultori», spiega Bizzarri. Due mesi e «molte telefonate di sollecito» dopo, arriva la risposta del soprintendente. La richiesta è accolta, a patto che per l’affissione siano utilizzati tasselli in titanio, per la resistenza agli agenti atmosferici. Ma allo stesso tempo, gli uffici senesi sollecitano «il Comune ad acquisire anche il parere della competente Soprintendenza ai beni storici artistici ed etnoantropologici – spiega il sindaco – e comunica che l’intero procedimento fa capo alla direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Toscana».
La richiesta viene quindi inoltrata al nuovo ufficio, ma ad oggi «abbiamo in mano solo un pugno di mosche», spiega Bizzarri. «Un’autorizzazione positiva, che rimanda a un altro indirizzo, che sicuramente ci farà perdere altri due mesi nella migliore delle ipotesi».
Morale della favola, «scarlinesi e turisti non riusciranno a vedere la scultura collocata al muro in breve tempo».
E in attesa che la misteriosa Soprintendenza ai beni etnoantropologici chieda la documentazione di competenza, Bizzarri si chiede: «Chi è il responsabile di un apparato così complicato? Siamo d’accordo con la tutela del patrimonio artistico, ma con realismo. Forse sarebbero necessari pareri veloci su “argomenti” di rilevanza minore, come quello della statua scarlinese».
Alfredo Faetti
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