Il Tirreno

Grosseto

Spaccalunotti, c’è un centro per curarlo

di Pierluigi Sposato
Spaccalunotti, c’è un centro per curarlo

L’esperto incaricato dal gip: Fatarelli è capace di intendere e volere ma soffre di un disturbo della personalità antisociale

3 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Gino "spaccalunotti" Fatarelli soffre di un disturbo della personalità antisociale. Un disturbo che non gli impedisce di intendere e volere né di seguire il processo. Ma Gino ha bisogno di essere curato: fuori dal carcere, magari in un centro specializzato, magari in quella cooperativa sociale di Pistoia.

Lo dice il dottor Armando Ceccarelli, lo psichiatra incaricato dal gip Marco Bilisari di sondare - ed è l'ennesima volta in pochi anni - la mente dell'ex infermiere dopo l'ennesimo gesto di danneggiamento, quello avvenuto il 9 marzo scorso in via Etruria, quando un sasso aveva mandato in mille pezzi il lunotto di una Fiat 500: Fatarelli, visto da una guardia giurata, era stato arrestato dai carabinieri.

Nelle cinquanta pagine del suo lavoro, lo specialista ripercorre le perizie precedenti, aggiunge particolari nuovi e individua le differenze tra le conclusioni del dottor Fabbrizzi e quelle di Niccheri, Traverso e Armani a proposito dell'impulsività che caratterizza questi suoi stati di eccitazione-gratificazione che non sempre riesce a controllare. Ceccarelli concorda con le conclusioni delle ultime tre perizie e ritiene che l'impulsività di Fatarelli «sia da considerare parte del quadro di psicopatia e non un tratto isolato che possa giustificare la diagnosi di disturbo esplosivo intermittente». Anche perché i danneggiamenti non sono l'unico gesto illecito di Gino, il quale «si è dimostrato talvolta aggressivo anche contro le persone». Nel passato giudiziario di Fatarelli ci sono episodi di resistenza a pubblico ufficiale, per esempio, ma ci sono anche episodi di violenza riferiti nel corso dell’anamnesi, quando Gino aveva raccontato di aver picchiato per vendetta dei conoscenti che lo avevano molestato: una vendetta, ha spiegato.

Secondo Ceccarelli «in presenza di un quadro di disturbo antisociale di personalità, l'impulsività del soggetto non può essere attribuita al disturbo esplosivo intermittente ma deve essere considerata parte di quel quadro clinico».

Gino Fatarelli non sa controllarsi, è . La sua richiesta di aiuto deve essere ascoltata, sottolinea Ceccarelli; il quale individua nella coop sociale "Gruppo Incontro" di Pistoia la struttura adatta, trattandosi di un centro che accoglie pazienti appartenenti all'area della "doppia diagnosi" e che prepara un possibile reinserimento sociale e lavorativo del paziente. Meglio questa struttura piuttosto del carcere, dal momento che lo stato psichico di Gino «è attualmente caratterizzato da marcata flessione del tono dell'umore». Una struttura che, in prospettiva, potrebbe essere la sede in cui Fatarelli potrebbe scontare le pene per i vari procedimenti che sono ancora aperti.

Il fascicolo è tornato adesso al sostituto procuratore Maria Navarro che deciderà per la prosecuzione di questo procedimento: danneggiamento e furto aggravato le contestazioni mosse dalla Procura per l’episodio del 9 marzo. Uno dei tanti danneggiamenti per i quali ha incontrato tanti guai in passato. Per questo del 9 marzo, Fatarelli aveva ammesso da subito le proprie responsabilità. Il giudice l’aveva lasciato in carcere per la possibilità di reiterazione del reato, dato che l’uomo denota una automaticità dei gesti nei periodi in cui non è detenuto. E anche gli arresti domiciliari sono ritenuti una misura insufficiente, poiché spesso Fatarelli ha violato l’obbligo allontanandosi da casa, magari proprio per commettere reati di quella stessa specie.

Da queste considerazioni, e dalla necessità di provvedere alla cura di Fatarelli, era nata la richiesta di una nuova perizia psichiatrica.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze