Sicurezza
«Nomine in cambio di volumetrie»
La Procura ha chiuso le indagini nei confronti dell’ex assessore Canuti e del redattore del regolamento urbanistico Gorelli
GROSSETO. La Procura ne è convinta: quando Moreno Canuti aveva detto “sì” in qualità di vicesindaco e assessore alla scelta del professor Gianfranco Gorelli e dei suoi collaboratori (e dei relativi compensi) per la redazione del regolamento urbanistico comunale, lo aveva fatto perché in cambio ne avrebbe ricevuto l’approvazione di volumetrie residenziali-abitative sui terreni del suocero, inizialmente agricoli, a Batignano. Terreni con «conseguente sensibile aumento di valore».
Corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio è l’ipotesi formulata dal pm Stefano Pizza, che ha chiuso le indagini partite l’anno scorso e curate dalla polizia di stato, dandone avviso nei giorni scorsi allo stesso Canuti e all’architetto Gorelli, che abita a Firenze, indagati in concorso. Un caso politico, prima che giudiziario, risalente al 2010, quando Luca Montemaggi, capogruppo Pdl, aveva presentato un’interrogazione al riguardo.
Secondo la Procura, sarebbe illegittimo il procedimento con il quale nel 2007 Gorelli era stato scelto per il regolamento e per l’adeguamento del piano strutturale, ricevendo un compenso di 263mila euro: sarebbe stato violato il cosidetto “codice degli appalti”, non essendo stati applicati i principi di trasparenza, imparzialità, ragionevolezza, parità di trattamento e non discriminazione. Il Comune avrebbe indicato in 80mila euro il valore degli incarichi nella bozza di invito pubblico quando la soglia comunitaria era di 200mila e l’importo presunto era stimato in 275mila (la proposta di Gorelli era 214mila, dunque già superiore alla soglia). La scelta di Gorelli avrebbe tra l’altro violato la par condicio e non avrebbe rispettato la maggiore esperienza vantata invece da un altro professionista, l’architetto Vezio De Lucia (estraneo all’inchiesta); il valore dell’appalto sarebbe stato definito dopo l’affidamento.
A monte della scelta di Gorelli, sempre secondo la Procura, vi sarebbe un intervento di Canuti sul dirigente dell’ufficio tecnico Franco Tarsi e sul responsabile del procedimento Rossana Chionsini (non sono indagati) ma anche sul sindaco Emilio Bonifazi (idem) prima della seduta di giunta dell’11 settembre 2007, seduta in cui Canuti aveva portato il rapporto informativo dei due funzionari, illustrandolo e votandolo. Non solo. Secondo il sostituto procuratore, Canuti avrebbe favorito, con una selezione illegittima, la scelta dei collaboratori segnalati personalmente da Gorelli per affiancarlo nel lavoro di redazione del regolamento nel cosidetto Ufficio di piano: gli architetti Michela Chiti, Elisabetta Berti, Filippo Falaschi e David Fantini (anch’essi non indagati), ciascuno per le proprie competenze. Nel mirino della Procura i compensi, le modalità con cui erano stati chiesti ed erogati, gli aumenti, la duplicazione degli incarichi: questioni ritenute penalmente rilevanti perché in violazione soprattutto del cosidetto Codice dei contratti pubblici, del 2006.
Canuti sarebbe intervenuto costantemente su giunta e dipendenti comunali nel corso dei procedimenti amministrativi «partecipanto o comunque avallando il modus procedendi illegittimo della pubblica amministrazione». Gorelli nel luglio 2009 aveva apportato modifiche su indicazioni di Canuti a favore del suocero (non indagato), nelle aree Utoe 9 di Batignano indicate come “aree di trasformazione”. Qui, altrimenti, non sarebbero stati possibili interventi edificatori-residenziali.
«Ma lì non è stato edificato nulla e la destinazione urbanistica è verde e parcheggi - obietta l’avvocato Domenico Rechichi, difensore di Canuti - E quella variazione non è stata fatta. Delle presunte violazioni delle regole del Codice degli appalti non deve poi essere certamente chiamato a rispondere Canuti, che era assessore all’urbanistica». Rechichi ha preso visione del fascicolo: «Sono 6.500 pagine, una mole sproporzionata rispetto alle dimensioni del fatto». Nuovo interrogatorio? «No». E adesso? «Noi speravamo in una richiesta di archiviazione. Se ci sarà un processo, saremo pronti a difenderci. Ma senza riti alternativi: la verità si conoscerà in dibattimento».
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