Il dolore
Poste, il piano anticrisi dei sindacati
Le controproposte: «Non chiudere nei capoluoghi, nelle filiali distaccate, nei centri turistici e gli Sportello Amico»
GROSSETO. Quel piano “mannaia” con 33 uffici postali da chiudere non è piaciuto a nessuno. Soprattutto ai tanti clienti degli sportelli della provincia, che già da giovedì mattina hanno iniziato a intasare le linee telefoniche dei rispettivi paesi, chiedendo spiegazioni ai dipendenti delle Poste. «Non dipende da noi - hanno tentato di spiegare i lavoratori - è una decisione presa direttamente da Roma. Ma per ora nessuna chiusura».
Il report, come l'ha definito l'azienda, non è piaciuto anche ai sindacati, che venerdì pomeriggio hanno incontrato a Grosseto i responsabili provinciali di Poste Italiane, rappresentati dal direttore Giuseppe Messina. Una reazione contraria e piuttosto risentita quelle delle principali sigle sindacali del settore, ovvero Slp-Cisl, Slc-Cgil, Uil Poste, Faip e Ugl. «La lista con i 33 uffici è stata fatta in certi casi senza criterio. Per questo abbiamo fatto le nostre rimostranze - spiegano i sindacalisti Giampaolo Merli, Massimo Annunziata e Michelina Del Medico - ma la cosa positiva è aver trovato spiragli e la voglia di dialogo da parte dell'azienda».
Nel tentativo di opporsi alle chiusure è stato chiesto di salvaguardare quegli uffici postali nei comuni capoluogo (Santa Fiora, Gavorrano e Civitella Marittima, tanto per citare i casi più eclatanti). E ancora l'idea dei sindacati, presentata alle Poste, è di non sfavorire quegli uffici nei centri di impatto turistico (Sovana, Saturnia, Talamone, scorgendo l'elenco fornito da Poste all'Agcom). Ma non ci si ferma qui. «C'è da salvaguardare, e sono tanti, quegli sportelli che da tempo offrono un servizio di regolarizzazione per gli extracomunitari, il cosiddetto Sportello Amico. Se vengono chiusi alcuni di quelli, si creano grosse difficoltà a quegli stranieri che non sanno dove rivolgersi per sbrigare pratiche essenziali».
La stessa difficoltà che avrebbero gli anziani di alcune frazioni s le saracinesche venissero abbassate: tanto che le richieste dei sindacati per la salvaguardia degli sportelli hanno riguardato anche quegli uffici delle frazioni che siano a distanze ragguardevoli dal centro. «Chiudere le filiali decentrate significa mettere in crisi tanti clienti, specie chi può muoversi di meno». E anche in questo caso, nell'elenco dei famosi 33 ce ne sono molti. «Abbiamo chiesto all'azienda anche di riconsiderare la posizione di quegli sportelli postali che già sono aperti 6 giorni a settimana. Perché chiuderli in quel caso?».
Già, perchè. La risposta a fine mese, quando ci sarà un tavolo regionale con i vertici dell'azienda per la stesura definitiva dei tagli. Fino ad allora i clienti di tutta la provincia e i lavoratori, che comunque non rischiano il posto, ma potrebbero essere spostati di sede con inevitabili disagi, incrociano le dita.
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