Sicurezza
Abusi sanati al bagnetto ma non per il giudice
Condannato Salvestroni nonostante l’accertamento di compatibilità dei lavori Il presidente fa ricorso: «In questo modo si scoraggia a fare impresa in Italia»
GROSSETO. La condanna è arrivata, puntuale. Ma gli abusi ai quali faceva riferimento il procedimento contro Mario Salvestroni, presidente degli industriali, Fabrizia Evangelisti, gestore del bagnetto La Dolce vita e dei tecnici Sergio Simi e Massimo Bigozzi sono stati sanati. Nella sentenza, però, di quelle modifiche alle leggi che hanno permesso a Salvestroni di mettersi in regola, non c’è traccia. «Per questo presenteremo appello - dice l’avvocato Andrea De Cesaris - perché delle due l’una: o il giudice non è stato a sentire quello che io ho detto in udienza oppure i codici che ha utilizzato non sono aggiornati». Perché quegli abusi per i quali in quattro erano stati rinviati a giudizio e che sono costati la condanna a un anno con sospensione condizionale della pena, di fatto, oggi non sono più tali.
Tutto è cominciato con l’esposto di un uomo che abita accanto alla Dolce Vita, uno dei bagnetti più frequentati di Marina. L’uomo aveva denunciato lo stabilimento perché, quando pioveva, l’acqua gli finiva in casa. Colpa di un parcheggio, che era stato realizzato con un dislivello tale che l’acqua appunto scivolasse via, creando problemi all’uomo. La polizia municipale, però, durante il sopralluogo non contestano soltanto quel dislivello: ci sarebbero anche delle difformità rispetto ai permessi di costruire, alle autorizzazioni dirigenziali sul vincolo idrogeologico e sul vincolo paesaggistico per alcuni lavori realizzati. In particolare, si contestano le sistemazioni esterne: la pavimentazione risulta in betonelle compatte anziché forate, come invece prescritto. Davanti alla piscina per bambini quindi, non doveva essere realizzato un pavimento in betonelle, ma un pagliolato in legno amovibile. Così indicò la polizia municipale dopo un sopralluogo del 2009, riconoscendo Fabrizia Evangelisti, amministratore unico della società Il Porticciolo, titolare del permesso di costruire e committente delle opere, Mario Salvestroni, amministratore unico della Marpro srl, ditta esecutrice delle opere; Sergio Simi, geometra e direttore dei lavori e Massimo Bigozzi, ingegnere, direttore dei lavori. A tutti costoro (e ai nuovi amministratori de "Il Porticciolo" e di Marpro, subentrati nel frattempo alla Evangelisti e a Salvestroni) il Comune a febbraio 2010 notificò l'avvio del procedimento di sanzione amministrativa. Allo stesso tempo, però, le leggi sono cambiate e hanno dato ragione a Salvestroni, Evangelisti, Simi e Bigozzi. Il 27 aprile infatti, dopo un sopralluogo dell’ufficio per il vincolo paesaggistico del Comune, la società il porticciolo ottiene il rilascio della compatibilità paesaggistica. In sostanza, la pendenza del parcheggio non rappresenta un abuso edilizio. E nemmeno la posa delle betonelle al posto del pagliolato. «La società ha sanato con oltre 1.600 euro quella difformità - aggiunge l’avvocato - e ha ottenuto il rilascio dell’accertamento di compatibilità, oltre che dal Comune anche dall’Agenzia delle dogane». L’unico a non prendere in considerazione questi elementi è stato quindi il giudice Giovanni Muscogiuri che ha emesso la sentenza di condanna. «In questo modo però - dice Mario Salvestroni, presidente degli industriali - chi fa impresa scappa all’estero. È impossibile fare investimenti e cercare di rimediare a errori, se poi anche i rimedi a norma di legge non vengono presi in considerazione».
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