Il Tirreno

Grosseto

Lo skipper che affronta la crisi da Castiglione naviga sui mercati

di Gabriele Baldanzi
Lo skipper che affronta la crisi da Castiglione naviga sui mercati

Il Boschetto produce olii, aceti, condimenti, miscele e le vende in tutto il mondo «Il made in Italy e l’eccellenza toscana sono le nostre armi migliori, che tutti ci invidiano»

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CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Un vecchio proverbio recita così: «L’insalata vuole il sale da un sapiente, l’aceto da un avaro, l’olio da un prodigo. E poi vuole essere mescolata da un matto e mangiata da un affamato». Stefano Boschi ne ha fatto l’incipit, la pietra miliare di un’attività imprenditoriale del settore agroalimentare (4 brands), con fatturato in costante crescita.

La sede del “Boschetto” è a Castiglione della Pescaia, interessi in mezza Europa, negli Stati Uniti e in Cina, in Sud America, Australia e Nuova Zelanda.

Lo skipper. Al Boschetto ci siamo stati e in effetti i personaggi non mancano. Qui si respira positivo già dall’ingresso nel loft.

Nel laboratorio si nota il sapiente che dirige con destrezza, il prodigo che elargisce ottime materie prime, il matto che miscela con maestria gli ingredienti, l’avaro che pure non risparmia fantasia e l’affamato, il cliente, colui che apprezza tutto ciò.

Lo skipper è un cinquantenne appassionato di vela, spirito libero. È lui – Stefano Boschi – il protagonista, il volto della terza tappa di questo viaggio che Il Tirreno sta compiendo alla ricerca delle aziende maremmane che crescono nonostante la crisi. Passato. Siamo – dicevamo – a Castiglione della Pescaia, precisamente a Porto a Colle, località Badiola. Tutto inizia alla fine degli anni Ottanta, a migliaia di chilometri da qui. Boschi, consulente di alcune ditte che operano nei mercati del Nord America e del Nord Europa, si rende conto del fascino che suscita il Made in Italy, dei grandi spazi commerciali a disposizione. Cinque anni dopo da consulente diventa imprenditore, in Casentino.

Ancora 5 anni e torna a casa, nella sua Maremma, dove si specializza in “infusioni”, miscelando oli e aceti, erbe e spezie e ottenendo prodotti al tempo stesso tradizionali e innovativi, nel gusto e nella presentazione. Un successo clamoroso, che ogni anno viene confermato, certificato durante fiere e rassegne internazionali come Cibus, Anuga, Fancy Food, Tuttofood.

Presente. Da un paio di settimane Boschi ha aperto il nuovo store e un negozio on line (chi fosse interessato lo trova su www.ilboschetto.net)per far fronte al crescente numero di richieste che arrivano non solo da aziende e catene commerciali ma anche da famiglie, da chi ha scoperto il marchio del Boschetto e adesso vuole approfondire.

Il Boschetto distribuisce ormai quasi dappertutto, puntando, manco a dirlo, sulla qualità. «L’operazione di accreditamento sui mercati internazionali non è stata facile – spiega Stefano - ci siamo dovuti strutturare, consorziare. Adesso siamo a un punto di svolta».

Futuro. A differenza di quegli imprenditori che non amano farsi criticare dagli esperti, Stefano Boschi ha deciso da tempo di aprire le porte della sua azienda a due consulenti dell’Istituto Sant’Anna di Pisa per un check-up che gli consenta di mettere meglio a fuoco punti di forza e di debolezza, riorganizzando in modo ancor più pragmatico l’assetto aziendale.

«Ciò che abbiamo raggiunto è molto ma non può bastarci – sono ancora parole di Boschi – vogliamo garantire continuità a questa esperienza, affrontare le nuove esigenze che il mercato pone, individuare nuovi sbocchi».

Insomma per Boschi, patito del mare e della vela, un altro giro di boa in una regata dove il vento è prima di tutto passione.

Ruoli. Da un paio d’anni Boschi è anche presidente di Federexport Toscana (sede presso Confindustria Firenze), la federazione regionale dei consorzi che fa riferimento a Federexport nazionale, associazione che unisce 120 consorzi operanti in tutti i settori del made in Italy, con 4.000 imprese alle spalle.

«È un impegno di cui sono orgoglioso – di dice –. Ho sempre pensato che per rimanere al passo con i Paesi emergenti e cercare sbocchi nei nuovi mercati, bisogna costruire una rete, avere idee, creare nuove opportunità là dove esistono potenziali grandi bacini di domanda. L'internazionalizzazione, oggi più che mai, è un valore fondamentale della crescita e dello sviluppo economico e si configura probabilmente come il principale fattore di competitività del Paese. Tramite l’associazione ad un consorzio export una piccola azienda, come siamo noi, pur mantenendo la propria identità individuale, riduce i costi sostenuti per l’attività promozionale, amplia la gamma dei prodotti offerti, è presente su più mercati ed ha l’opportunità di ricercare e accedere ai finanziamenti più idonei per sostenere lo sbarco all’estero».

L’appello. Consigli agli imprenditori in questo momento di crisi? «Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine. Io sono un imprenditore, ma prima ancora un uomo di mare e ho imparato che senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Non portano mai a destinazione. Finiamola una volta per tutte con il pessimismo, perché l’unica crisi pericolosa è la tragedia di non voler lottare per superarla. Io sono convinto che la globalizzazione non la si debba subire ma usare. Facciamo conoscere ciò che geneticamente ci appartiene, che ci viene riconosciuto e che discende direttamente dal Rinascimento: quel patrimonio di eccellenza, eleganza e saper vivere che tutto il mondo invidia all’Italia, alla Toscana. Evitiamo di far comprare le nostre aziende dagli stranieri come è successo nella moda. Facciamo squadra, facciamo quadrato tra noi. E alle grandi aziende dico: aiutate oggi le più piccole, investite in loro, investite in noi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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