Il Tirreno

Grosseto

Licenziata due volte dalla Cgil: reintegrata grazie all’articolo 18

di Francesca Gori
Licenziata due volte dalla Cgil: reintegrata grazie all’articolo 18

La Cassazione dà ragione alla donna che da 6 anni è fuori Dirigeva la Società Servizi e Lavoro del sindacato

3 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Licenziata dalla Cgil, riammessa al lavoro dal giudice, licenziata di nuovo. E ora, riammessa un’altra volta grazie all’articolo 18. Sembra quasi inverosimile, quello che è scritto negli atti del processo celebrato prima a Grosseto e arrivato poi alla Corte d’appello di Genova, che ha dato ragione a Marinella Tonini, 55 anni, 31 dei quali passati nelle stanze della Camera del lavoro. «Ventinove anni, per l’esattezza», dice Marinella. «Gli ultimi due anni sono stata spostata alla Società servizi e lavoro srl». Una società che ha un altro nome, ma che di fatto è detenuta al 98% dalla Cgil e al 2% dallo Spi Cgil. Ed è nelle stanze occupate dalla società che si trovano nella sede della Camerda del lavoro, che è successo il patatrac.

Marinella Toninelli, di quella società era direttrice e siedeva anche nel consiglio d’amministrazione. Un giorno, lavorando a una pratica per una successione, ha inviato una mail a una sua collega di Massa Marittima, con alcune spiegazioni. E con alcune considerazioni che sarebbero dovute restare tra le due donne. Invece, la dipendente dell’ufficio di Massa quella mail l’ha stampata e per sbaglio l’ha inserita tra i documenti ripresi dalla signora titolare della pratica. «Detto fatto la signora ha raccontato alla Cgil di quella mail - spiega l’avvocato Thomas Peruzzi - dicendo di essere stata offesa. E la mia cliente, di fatto, è stata licenziata». Non fosse però che la direttrice della società, di fronte alla contestazione disciplinare fatta dal «compagno» con il quale lavorava gomito a gomito, decise di dimettersi da quel ruolo di comando. «Mi aveva assicurato - racconta oggi - che non ci sarebbero state altre conseguenze. E mi aveva sempre detto che tra compagni, quello che conta è la parola data». Marinella rassegna le dimissioni da direttrice e si trova con una lettera di licenziamento firmata dalla società del sindacato che da sempre si batte per i diritti dei lavoratori.

«Abbiamo impugnato il licenziamento - aggiunge l’avvocato - e un anno e mezzo dopo, il tribunale di Grosseto lo ha dichiarato illegittimo e ha intimato alla società di reintegrare la donna al lavoro». Marinella avrebbe accettato anche di tornare dietro quella scrivania. La causa l’aveva vinta anche grazie all’applicazione dell’articolo 18, uno dei cavalli di battaglia del sindacato guidato da Susanna Camusso. Ma la società, di quell’obbligo, non voleva sentirne parlare. Da una parte, ha presentato ricorso alla Corte d’Appello e dall’altra, un mese dopo il reintegro, ha licenziato di nuovo Marinella. In tribunale, la questione ha seguito un doppio filone. L’avvocato Peruzzi ha presentato ricorso contro questo secondo licenziamento, la Corte d’Appello invece ha dato ragione alla Cgil, motivando il licenziamento «per dimissioni volontarie del lavoratore». «Le dimissioni le avevo date dal ruolo di direttore - aggiunge la donna - non da dipendente della società. Per questo abbiamo deciso di andare avanti».

La storia dell’ex direttrice della società della Cgil è arrivata fino alla Cassazione: i giudicie della suprema corte hanno cassato la sentenza della corte d’appello e l’ha inviata alla corte d’appello di Genova che ha dato ragione all’ex sindacalista. «Sì, in tribunale ho vinto - dice - ma l’amarezza di essere stata licenziata due volte da quella società è uguale a quella che si prova ad essere buttati fuori di casa». Senza soldi, perché Marinella un lavoro non lo ha ritrovato. E la pensione, ora, è sempre più lontana.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Lutto

Addio a Fabio Vantaggiato, direttore generale di Gesam Reti

di Redazione Lucca