Il Tirreno

Grosseto

«L’Imu strangola gli artigiani» Cna amiatina chiede un ribasso

Il presidente Tortelli chiede di differenziare l’aliquota della seconda casa da quella dei laboratori «Comparando i dati con quelli dell’Ici in 8 comuni, è chiaro che diventa tutto insostenibile»

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AMIATA. «Nell’amiata grossetana, l’Imu strangola le imprese artigianali e dunque è urgente differenziare l’aliquota della seconda casa da quella sui laboratori artigianali». È quanto chiede la Cna amiatina, per bocca del presidente Luciano Tortelli e del coordinatore Maurizio Pellegrini, che definiscono l’aliquota «letteralmente insostenibile», e si dichiarano assai perplessi di fronte alle scelte dei governi amiatini. Per scritto hanno scritto una lettera al presidente Unione comuni Amiata grossetana e a tutti i sindaci: «Abbiamo sviluppato alcuni calcoli comparativi tra Ici ed Imu sulla platea delle imprese artigiane alle quali la Cna tiene la contabilità», scrivono i due vertici CNA.

«Gli otto comuni amiatini hanno ricavato – nel 2011 – da botteghe, negozi, laboratori, opifici ed altri edifici industriali appartenenti alle imprese da noi amministrate, un’Ici complessiva pari a 83.629 euro. Con una aliquota Imu dello 0,76 % ricaveranno – dagli stessi fabbricati – 136.655 euro. Con una aliquota allo 0,86% (pari a quella ipotizzata dal Comune di Grosseto) introiteranno 154.636 euro, pari ad un incremento dell'85%. Nonostante reiterati appelli della nostra associazione circa le pesanti conseguenze per il sistema delle imprese che sarebbero derivate dalla introduzione dell'Imu, buona parte dei comuni amiatini – con la lodevole eccezione di Santa Fiora, che ha mantenuto l'aliquota minima allo 0,76% - hanno tuttavia applicato aliquote superiori al 90%. In sostanza, l'incremento medio del prelievo supererà il 100%. È pur vero che larga parte dell'Imu viene destinata allo Stato, così come è apprezzabile il non inasprimento della aliquota minima (4%) sulla prima casa. Nondimeno, con l'Imu, i Comuni avranno un introito assai consistente grazie alla estensione della base imponibile, della maggiorazione delle aliquote e della rivalutazione delle rendite catastali». Secondo la Cna il gettito - alla fine - compenserà ampiamente i minori trasferimenti statali, rendendo ingiustificato l'aggravio del prelievo sulle attività produttive. «Bisognerebbe evitare – quindi - che questa boccata di ossigeno per i Comuni debba essere pagata a caro prezzo da chi con gli immobili ci lavora». E Pellegrini e Tortelli incalzano: «Una differenziazione tra seconde case e laboratori rappresenterebbe (così come e’ avvenuto in agricoltura) anche un significativo segnale di incoraggiamento a chi si sforza di mantenere l'occupazione in questo difficilissimo momento. Bisognerebbe ritoccare al ribasso quelle sui fabbricati adibiti ad uso produttivo, nella convinzione che non avrà ripercussioni negative sui bilanci. Speriamo che la nostra richiesta venga presa in considerazione prima del prossimo 30 settembre, data ultima per la deliberazione delle aliquote Imu definitive». (f.b.)

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