Il Tirreno

Grosseto

Orfano due volte: il pulcino cresciuto come un bambino

di Alfredo Faetti
Orfano due volte: il pulcino cresciuto come un bambino

Giallino è diventato un galletto grazie alle cure di una donna Risponde ai richiami e dorme in grembo alla sua padrona

3 MINUTI DI LETTURA





SCARLINO. “Giallino” è un orfanello. La sua madre naturale è morta prima che lui vedesse la luce e quella adottiva se n’è andata non appena è nato. Così è toccato a una signora di Scarlino Scalo, Maria Gabriela Grazi, prendersi cura di lui.

Giallino è un pulcino. O meglio, lo era. Adesso è un galletto mugginese, anche se a vederlo sembra più un micio addomesticato. «Sembra proprio un bimbo» dice Maria. Si accovaccia sulle gambe della sua padrona quando è seduta, risponde quando lo chiama e chiede, anzi pretende, come tutti i bambini, il cibo quando ha fame.

Fosse un romanzo, potremmo scrivere che la nostra “storia parte da lontano”, ma non è così. Parte da 25 giorni fa, quando Maria ha sentito uno strano pigolio provenire dal ramo di un albero del suo giardino. «Avevo già notato quel nido: era di un piccione. – racconta – Ma quei versi erano strani». Era lui: un piccolo pulcino abbandonato. Ma come era finito lassù? «Le galline mugginesi vanno a deporre le proprie uova in alto, anche nei nidi degli altri uccelli. – spiega la scarlinese – Ma dopo aver deposto l’uovo, la madre è morta». La natura ha le sue leggi però. Infatti, spirata la galline, c’ha pensato la femmina di piccione, che aveva costruito il nido per le sue uova, a covare Giallino. Il caldo della nuova mamma ha portato l’uovo a schiudersi e per la prima volta, 25 giorni fa, il nostro galletto ha visto la luce. È stato l’unico perché, ironia (o crudeltà) della sorte, le altre uova si sono seccate. E mamma piccione, persi i suoi piccoli, ha abbandonato il nido. Giallino quindi si è trovato di nuovo solo. Ma le sue grida d’aiuto sono arrivate alla signora Maria, che lo ha portato dentro casa. Accudito e nutrito, è diventato ben presto il beniamino della famiglia. È stata la nipote della scarlinese a dargli il nome, colorato come le sue piume. «Ma io non lo chiamo mai “Giallino”. – spiega Maria – Faccio il verso della chioccia e lui arriva». Ma arriva davvero. Lei chiama, lui corre. Lei va a preparare la miscela da dargli da mangiare e lui se ne accorge, andandole tra i piedi. Lei si siede, lui salta sulle sue gambe a riposarsi. «Ogni passo che faccio io lo fa anche lui». Ora però è diventato grande e non può più stare in casa. È un gallo: il problema è anche la pulizia. «Ho una gabbia vuota, lo metterò lì accanto al pollaio». Già, perché Maria ha anche altre galline, ma Giallino è diverso. «Non lo conoscono: se lo metto dentro lo beccano. E poi c’è un gatto che lo punta di già». Il nostro galletto scoprirà presto che il mondo nasconde tante insidie, ma non ha da preoccuparsi. «Bado io a lui» dice Maria.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa