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“Palombaro”, via libera alle ruspe

“Palombaro”, via libera alle ruspe

Demolizione in vista per il ristorante-palafitta: affidati i lavori per 57mila euro

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PORTO SANTO STEFANO. Ruspe in vista tra il Molo Garibaldi e il Lungomare di Navigatori a Porto Santo Stefano. Lo storico ristorante “Il Palombaro”, 365 metri quadri di legname piantati in acqua a mo’ di palafitta, sarà demolito a breve. Questione di giorni, probabilmente, almeno a giudicare dal tenore della determinazione firmata dal dirigente dei lavori pubblici e “affissa” all’albo pretorio del Comune ieri: «È intenzione dell’amministrazione comunale provvedere urgentemente alla demolizione della struttura posta a sostegno del ristorante “Il Palombaro” – si legge infatti nel documento del 6 luglio – stante l’imminente inizio della stagione estiva e al fine di eliminare pericoli per la pubblica incolumità». Una “urgenza”, dunque, in base alla quale lo stesso Ufficio lavori pubblici ha affidato, appunto venerdì scorso, i lavori di demolizione (e della successiva rimessa in pristino dei luoghi) a una ditta abruzzese, la Fratelli Scarinci srl di San Pietro Ortona (Chieti).

Un “incarico” costoso: per questa operazione, infatti, il Comune verserà alla ditta chietina ben 45mila euro. E non solo. Siccome è necessario nominare un coordinatore per la sicurezza e direttore dei lavori, ecco “partire” dalle casse dell’ente altri 12,584 euro, destinati stavolta all’ingegner Mauro Agostini di Fonteblanda. Per un totale di oltre 57mila euro.

Una somma cospicua, che ovviamente il Comune potrà poi cercare di recuperare (così dice la legge) dal privato titolare della concessione demaniale. Insomma, dalla proprietaria del Palombaro. La quale, come ricostruisce il dirigente comunale nella sua determina, non ha provveduto alla demolizione in proprio della struttura (da tempo sotto sequestro), nonostante le intimazioni e la sconfitta incassata al Tar, al quale la titolare stessa si era appellata per bloccare il provvedimento.

Sembra insomma avviarsi a conclusione, in maniera “traumatica”, una vicenda cominciata nell’aprile 2009, quando un sopralluogo della Capitaneria di Porto aveva segnalato che la “palafitta” del Palombaro era, in sostanza, a rischio crollo.

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