Italia
«L’erosione e l’incuria distruggono la spiaggia»
Il professor Mauro Cresti, dell’università di Siena, esperto di biologia vegetale lancia l’allarme e si mette a disposizione: «Si deve fare qualcosa in fretta»
ORBETELLO. Il problema dell’erosione costiera in Costa d’Argento sembra apparentemente sopito negli ultimi tempi e dopo i rimbalzi politici relativi alla competenza di un eventuale intervento, che si sono verificati a raffica nel mese di maggio, la mancanza di spiaggia comincia adesso a presentare il conto agli operatori. L’aumento delle presenze e le condizioni meteo marine che, a volte, propongono brevi mareggiate che fanno salire le onde, riducono lo spazio per i frequentatori delle strutture turistiche della fascia Osa-Albegna, che inevitabilmente mugugnano, si lamentano o meditano di cambiare zona per le vacanze future. Ma tra loro c’è anche chi, da grande amante di questo tratto di Maremma si meraviglia di come non ci sia alcuna possibilità di porre rimedio a questo scempio naturale: e tra i frequentatori di tale zone c’è anche un professore universitario, Mauro Cresti, ordinario di Biologia vegetale all’università di Siena che, oltre ad aver presieduto per molti anni il comitato tecnico scientifico dell’Arsia (ex-agenzia regionale sviluppo agricoltura), è stato anche esperto nazionale distaccato a Bruxelles, presso l’unione europea all’unità delle biotecnologie. Un personaggio che ha frequentato per tantissimi anni questo litorale e che, al suo ritorno dopo qualche tempo è stato colpito dallo stato di degrado in cui versa sia la spiaggia, che la fascia di sottobosco retrostante: «Sono veramente rammaricato di verificare che un luogo di tale splendore stia andando verso la distruzione – puntualizza Cresti –. La pineta del Voltoncino e tutta la fascia di vegetazione dunale antistante sono state dichiarate beni di notevole interesse pubblico dal decreto ministeriale del 20 agosto 1959, secondo il ministero per i beni e le attività culturali, e sicuramente meritano una maggior tutela».
Una necessità che il rappresentante della comunità scientifica toscana aveva già segnalato nel 1988, tramite uno studio del dipartimento di Biologia ambientale della sua università i cui risultati furono, già allora, trasmessi al comune di Orbetello ed agli altri enti locali, alla prefettura di Grosseto ed al provveditorato regionale delle opere pubbliche: «Segnalammo il degrado delle coste maremmane, in particolare della vegetazione che costituisce lo scudo primario anche per splendide realtà, quali le pinete – continua l’ospite senese – dando tutta al nostra disponibilità a collaborare con qualsiasi ente disposto ad affrontare tale problema. Ed oggi mi rendo conto che, non solo non è stato fatto nulla ma si attende, immobili, che giunga la distruzione totale».
Un risultato che avrebbe ripercussioni sia ambientali che economiche, che nell’immediato futuro potrebbe danneggiare anche chi attualmente pensa di resistere all’incedere della natura: «Anche chi adesso ha ancora qualche zona di sottobosco integra e qualche metro in più di arenile, presto potrebbe trovarsi con un pugno di mosche. In Italia, nel mondo scientifico, ci sono persone in grado di affrontare e risolvere tali problemi: vanno assolutamente contattate. Ma soprattutto mi auguro che anche le amministrazioni locali e gli operatori economici della zona riescano a sviluppare sinergie tali da poter affrontare il problema».
Il rammarico del prof. Cresti si conclude con una volontà propositiva, che possa essere d’aiuto alla soluzione del problema: «Sto realmente pensando di fare un appello alla comunità scientifica, ed insieme ai colleghi delle altre università toscane spero di potermi mettere a disposizione degli enti locali competenti per limitare l’aumento di tale degrado. Questa spiaggia e questa pineta alle quali, come tanti toscani, sono molto legato non possono continuare a distruggersi senza che si faccia nulla per salvarle».
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