Il Tirreno

Grosseto

Le regole costringono la città al silenzio

di Lorenzo Santorelli
Le regole costringono la città al silenzio

Nel giovedì dell’Ascom fermata la musica al Ricasoli alle 23, sforava i limiti. Artisti e Roy Paci scatenati su Facebook

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GROSSETO. Per rispettare i parametri normativi il frontman del gruppo avrebbe potuto cantare solo senza microfono. E nonostante un repertorio musicale all’apparenza soft – una miscellanea di arrangiamenti reggae e bossanova – l’unica possibilità di evitare lo sforamento del tetto dei decibel sarebbe stata quella di declinare il concerto sul modello di un falò in spiaggia, senza casse né impianto di amplificazione.

Così l’evento organizzato dal bar Ricasoli in occasione de “La notte sì ma di giovedì”, iniziativa dell’Ascom per ravvivare il centro storico, è abortito pochi minuti dopo il suo inizio. “A reggae history” si intitolava l’omaggio a Bob Marley che a partire dalle 22 di giovedì avrebbe dovuto intrattenere i clienti del bar ed i passanti.

Se non fosse che dopo nemmeno mezz’ora un tecnico comunale, su mandato della stessa associazione di categoria, ha certificato che quel concerto, così come stava avendo luogo, non s’aveva da fare.

In tempo reale è partito il tam tam virtuale scatenato dal cantante del trio, Rootman General Rasta, al secolo Filippo Fratangeli, che ha riversato sul suo profilo Facebook tutta la propria amarezza.

«Grosseto città per vecchi. Macché, città per nessuno. Stasera dagli amici del caffè Ricasoli suonavo con il trio acustico, voce chitarra e piano. Alle 22.30 sono venuti a misurare i decibel. Sapete come abbiamo finito di suonare? Casse spente, chitarra e io che cantavo ovviamente senza più microfono. Assurdo! E poi ci lamentiamo che a Grosseto non c'è niente». Tastierista dei Quartiere Coffee, Fratangeli lamenta che «da dieci anni faccio tour a livello europeo con Roy Paci e non mi è mai capitata una cosa del genere».

Tra i numerosi commenti di solidarietà e di sdegno sulla sua bacheca Facebook, spiccano proprio quelli dell’artista siciliano che, recentemente, si è esibito in occasione del Maremma Wine and Food Shire al Madonnino. «Un mondo senza musica per me è un mondo morto – scrive Roy Paci –. Le belle città, come Grosseto, sono fatte anche dalle persone. I modi garbati e gentili del popolo grossetano sono encomiabili».

Ma dopo la premessa affabile e diplomatica, Roy Paci affida al social network un duro affondo imperniato sulla disobbedienza civile. «Ragazzi simpatici e intelligenti vengono attaccati da quattro mentecatti che, su comando dei colletti bianchi, agiscono senza cervello. La prossima volta mettetevi in centinaia davanti a loro a difendere la musica: quella che manca nell’anima di questa Italia gestita da rettiliani e gerontorcati». Con toni più sommesso, ma non meno rammaricati, il gestore del bar Ricasoli ripercorre quei momenti che, di fatto, hanno affievolito la serata causandone lo stop definitivo. «Fino alle 24 avevamo a disposizione una soglia di 75 decibel – racconta Gigi Ambrosio – quando è venuto il tecnico si è posizionato all’altezza del negozio di fronte al mio locale. Le sue misurazioni certificavano picchi di 88/90 decibel, sui quali però influiva anche il tramestio dei passanti. Per rientrare nei limiti abbiamo abbassato per due volte la musica e staccato persino il microfono. A quel punto il concerto aveva perso la sua ragion d’essere». Ambrosio, al quale non è stata comminata alcuna sanzione, ricorda come «ogni due anni spendo circa mille euro per le prove fonometriche. Inoltre per manifestazioni di quel tipo paghiamo il suolo pubblico, la Siae, i gruppi che si esibiscono. Così è impossibile avere un ritorno economico». Ma al di là degli aspetti pecuniari, ciò che sta a cuore al gestore del bar Ricasoli ed ai suoi numerosi avventori che hanno manifestato il loro malumore su Facebook, è l’idea di città concepita dagli amministratori. «Noi siamo per il rispetto delle regole e dei residenti nel centro storico. Ma se d’estate, durante un evento organizzato da un’associazione di categoria, non è possibile fare musica nemmeno fino a mezzanotte, com’è possibile tenere viva una città che, ricordiamolo, è un capoluogo di provincia? Credo che le regole vadano riviste». Il comandante della polizia municipale, Felice Carullo, pur non intervenuto con i propri agenti, ammette di «aver firmato le ultime autorizzazioni alle 20 quando alcuni esercizi avevano già desistito», però fornisce un’altra chiave di lettura. «L’ufficio ambiente del Comune stava facendo le rilevazioni non a livello sanzionatorio, bensì per fornire all’amministrazione la relazione per il regolamento acustico». Quale che sia stata la ratio dell’operazione, l’unico fatto acclarato è che alle 23 gli strumenti erano stati tutti riposti nelle custodie, con un’ora di anticipo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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