Sicurezza
Indagini in tre filoni con sette indagati che non parlano
FOLLONICA. Il giorno dopo la bufera giudiziaria, in Comune le bocche sono cucite. I telefoni suonano a vuoto, il sindaco dice di non voler rilasciare dichiarazioni, sono tutti barricati dietro un...
FOLLONICA. Il giorno dopo la bufera giudiziaria, in Comune le bocche sono cucite. I telefoni suonano a vuoto, il sindaco dice di non voler rilasciare dichiarazioni, sono tutti barricati dietro un silenzio che però risulta assordante dati i fatti. La strategia scelta è quella del “no comment”, almeno sino a quando i legali e i diretti interessati non avranno letto i fascicoli relativi all’inchiesta depositati in Procura. Sette le persone coinvolte dagli avvisi consegnati giovedì pomeriggio dalle Fiamme gialle di Follonica, al comando del tenente Giuseppe Sciarretta: sotto accusa il sindaco, Eleonora Baldi, l’assessore al personale Francesca Stella, i dirigenti Domenico Melone, Gemma Mauri, Paolo Marelli e Stefano Bertocchi, in più un avviso di garanzia arrivato al vice sindaco Andrea Benini. Se però era prevedibile o comunque atteso un risvolto delle indagini relative all’oramai nota delibera di giunta 292 con la quale nel dicembre 2009 il governo capitanato da Eleonora Baldi ridisegnò l’assetto dello staff comunale (indagini che nel luglio scorso portarono alla consegna di un avviso di garanzia al direttore e segretario generale del Comune di Follonica, Stefano Bertocchi), in pochi, forse meglio dire nessuno, si aspettavano esiti giudiziari per l’iter con il quale è stato affidato l’ufficio stampa al funzionario Noemi Mainetto e nemmeno per la vicenda che riguardò alcuni consiglieri comunali morosi al momento della loro elezione. Tre filoni di inchiesta, due che riguardano il personale e uno che invece verificherà se il comportamento tenuto dal vice sindaco, allora presidente del consiglio, sulla questione dei consiglieri fu rispettoso o meno delle regole. Utile un passo indietro. Con l’atto del dicembre 2009 si decise di affidare due incarichi, oltre al ruolo di segretario pure quello di direttore generale, a Stefano Bertocchi, decisione che chiaramente ha portato di conseguenza un aumento dello stipendio per il dirigente. Sempre con quella delibera poi venne declassato a vice, il comandante della polizia municipale, Mario Buoncristiani e al suo posto entrò l’attuale capo dei vigili urbani, Gabriele Lami, dirigente anche all’igiene urbana e al demanio marittimo. Per questo atto i coinvolti nelle indagini (a quanto trapelato) sono il sindaco, l’assessore Stella, Bertocchi e Marelli. La Stella non era presente al momento della riunione di giunta ma fu lei a proporre il documento, mentre i due funzionari, (tra l’altro lo stesso Bertocchi auto firmò il suo doppio ruolo) così come il sindaco la firmarono. Per quanto riguarda il concorso invece per l’affidamento dell’ufficio stampa (al quale parteciparono solo due persone, tra cui la Mainetto) sotto accusa sono finiti tutti, primo cittadino, assessore al personale sempre e i dirigenti, mentre nessun avviso è arrivato alla diretta interessata, Noemi Mainetto. A tutta questa corposa inchiesta si è aggiunta successivamente la verifica sulla incompatibilità di alcuni consiglieri con la loro carica istituzionale perché in debito con l’amministrazione (per ritardi nei pagamenti di certe imposte) al momento della loro nomina: il presidente del consiglio di allora era a conoscenza della faccenda? Benini sapeva? A far scoppiare la bomba dopo due mesi dalla sua cacciata fu l’anno passato l’ex vice sindaco Stefano Viviani. Verifiche che si sono sovrapposte una con l’altra e che come risultato forse avranno il rinvio a giudizio dei coinvolti. Ma la città oggi attende certezze. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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