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Furto di gas, è giallo Assolta l’inquilina

GROSSETO. Chi si è appropriato di 1.343 metri cubi di gas metano forniti da Gea Commerciale spa dopo aver rotto i sigilli del contatore? Non l’ultima inquilina dell’appartamento, che aveva trovato...

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GROSSETO. Chi si è appropriato di 1.343 metri cubi di gas metano forniti da Gea Commerciale spa dopo aver rotto i sigilli del contatore? Non l’ultima inquilina dell’appartamento, che aveva trovato una situazione già in atto e che potrebbe essere stata in perfetta buona fede.

Così la pensa il giudice Giovanni Muscogiuri che al termine del dibattimento ha mandato assolta per non aver commesso il fatto Agata Somma, 33 anni, originaria di Napoli, assistita dall’avvocato Adriano Galli, nonostante che l’accusa avesse chiesto quattro mesi e 400 euro per il furto, accertato nell’ottobre 2006. Gea si era costituita parte civile per il risarcimento del danno.

Un “giallo” che nemmeno il dibattimento è riuscito a chiarire perché, secondo le motivazioni della sentenza, alcune deposizioni sono state confusionarie in ordine a tempi e modalità. La storia era partita nel gennaio 2003, quando la proprietaria dell’appartamento lo aveva lasciato per darlo in affitto: Gea aveva sigillato il contatore. Dal marzo successivo, ecco un primo inquilino: il cui contratto era stato però interrotto consensualmente nell’ottobre 2003. Pochi giorni dopo ecco il nuovo contratto di affitto, quello intestato a Somma, anche questo interrotto (ma per morosità). Nessuno dei due inquilini aveva chiesto la voltura dell’utenza (tanto che il primo inquilino pagava le bollette ricevute dalla proprietaria).Cosa che aveva invece fatto la terza inquilina, nel marzo 2005: ed era stato in questa circostanza che Gea, contattata «ai fini del riallaccio dell’utenza distaccata due anni prima appurava che il sigillo all’epoca applicato sul contatore era stato rimosso, con un’indebita erogazione di 1.343 metri cubi (corretti così i 6.139 riferiti nell’imputazione). La rimozione del sigillo non può essere addebitata a Somma, scrive il giudice, la quale «ha usufruito dell’appartamento soltanto dopo che per diversi mesi tale immobile era stato effettivamente abitato dal precedente inquilino, il quale aveva regolarmente usufruito di tutte le forniture domestiche». E dunque la conclusione è duplice: «il gesto criminoso del ripristino abusivo della fornitura non può che essere stato compiuto dalla proprietaria o dal primo conduttore». Non certo dalla seconda inquilina.

(p.s.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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