Il Tirreno

Grosseto

Danno cerebrale al parto imputati medici e ostetrica

di Pierluìgi Sposato
Danno cerebrale al parto imputati medici e ostetrica

La Procura ipotizza l’omessa valutazione dei segni di sofferenza fetale Il cesareo sarebbe avvenuto in ritardo così come le manovre di rianimazione

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È un caso giudiziario delicatissimo, che richiede competenze specifiche elevate e che sarà risolto soltanto dai periti che compariranno davanti al giudice. È il caso che riguarda un bambino che alla nascita aveva riportato lesioni personali gravissime: un danno cerebrale con perdita pressoché totale delle funzioni cognitive e motorie; una malattia - secondo l’ipotesi d’accusa - probabilmente insanabile. Un’asfissia perinatale.

In sei sotto accusa per lesioni colpose davanti al giudice Marco Mezzaluna all’udienza di lunedì: due medici del reparto ostetricia e ginecologia, Piero Luigi Nisi e Rita Puzzuoli; un’ostetrica, Marisa Montorsi (tutti e tre sono assistiti dall’avvocato Luciano Giorgi); tre pediatri della neonatologia, Fulvia Calabrese (avvocati Bruno Leporatti e Simone Aldi), Rita Bini (avvocati Giannoni e Peronaci) e Maria Angela Bernardi (avvocato Roberto Cerboni). Il pm Salvatore Ferraro sospetta che abbiamo avuto responsabilità colpose in un caso risalente a poco più di tre anni fa, quando al Misericordia venne alla luce un bambino figlio di una coppia residente nella zona nord della provincia, costituitasi parte civile con i nonni materni e paterni, con l’intervento dell’avvocato Simona Brizzi. La querela era stata sporta nel maggio 2009, una volta che i propri consulenti (Monti e Gabrielli) avevano depositato una relazione che evidenziava possibili profili di colpa professionale.

Quella sera la madre, passata da quattro giorni la 39ª settimana, era stata visitata in ospedale. Nisi, Puzzuoli e Montorsi avrebbero omesso di valutare i segni cardiografici di compromissione fetale, consistenti nelle decelerazioni dell’attività cardiaca del feto; segni che secondo l’accusa sarebbero stati chiaramente diagnosticabili alle 19,30. Sarebbe stato necessario intervenire subito ma per il pm il taglio cesareo sarebbe stato eseguito in ritardo: il piccolo nato alle 20,50 avrebbe sofferto per questo motivo di una grave forma di asfissia perinatale.

Sarebbero avvenute in ritardo e in modo inefficace, sempre stando alle ipotesi di accusa, anche le manovre di rianimazione: una condotta di cui sono chiamate a rispondere le tre pediatre. Il piccolo sarebbe stato gravemente asfittico, ipotonico, bradicardico, con indice Apgar (quello che valuta la vitalità di un neonato e le funzioni vitali primarie) pari a 0 a un minuto dalla nascita e uguale a 1 dopo 5 minuti. Un punteggio che avrebbe richiesto un intervento.

La Asl si costituirà nel giudizio, citata come responsabile civile, per tutelare i propri interessi. Nominerà un medico legale ed eventualmente anche uno specialista in ginecologia-neonatologia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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