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Rimessa da demolire L’iter non è corretto

ORBETELLO. Un fabbricato di circa cento metri quadrati, adibito a rimessa per attrezzi, nella periferia orbetellana, diventa oggetto - oltre che di un procedimento penale - di contenziosi legali,...

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ORBETELLO. Un fabbricato di circa cento metri quadrati, adibito a rimessa per attrezzi, nella periferia orbetellana, diventa oggetto - oltre che di un procedimento penale - di contenziosi legali, arrivando in ultimo alla Corte di cassazione. Che dà torto alla Procura e rimette il caso davanti al Tribunale di Grosseto. Il quale provvede in conformità e annulla l’ordine di demolizione delle opere edilizie abusive «nella parte in cui dispone l’affidamento ad impresa privata» dell’incarico. Perché avrebbe dovuto prima essere sentito il settore tecnico del ministero della Difesa.

A commettere l'abuso un residente di Orbetello Scalo, reo aver installato una struttura precaria nel proprio terreno e condannato, con una sentenza del Tribunale, anche a demolirlo. Non avendo questi provveduto all'esecuzione per proprio conto, la procedura è diventata coattiva, fissata al 19 luglio dell’anno scorso. Tale procedura non ha però convinto l'interessato, chiamato a pagare una cifra fin troppo esosa: quasi 20mila euro oltre Iva.

Il condannato aveva espresso i propri dubbi agli avvocati, Aldo ed Elisa Soldani: dubbi rivelatisi fondati. Il procedimento era stato così impugnato, poiché - ha sostenuto la difesa - le procedure per la valutazione dell'economicità della spesa non erano state espletate correttamente. C'è infatti una normativa che prevede, per tutte le demolizioni (i cui costi vengono anticipati dall' erario che poi si rifà sul condannato) di limitare le spese a quelle strettamente indispensabili, rivolgendosi a ditte private solo se risulta antieconomico servirsi del genio civile o di organizzazioni pubbliche, quali il ministero della Difesa.

Così non è avvenuto, tant'è che il magistrato grossetano ha dato mandato al Comune di scegliere una ditta privata, la Lauria di Grosseto. Il ricorso, presentato alla sezione distaccata di Orbetello, è stato inizialmente respinto, per poi essere riproposto alla Corte suprema di Cassazione, che lo ha invece accolto, rinviando gli atti alla stazione di partenza, dove un altro giudice ha disposto l'annullamento dell'ordine di esecuzione della demolizione.

Nel frattempo, per avvalorare la propria tesi, i due avvocati hanno ricercato preventivi presso altre ditte, peraltro locali specializzate nel settore, le quali hanno formulato offerte di gran lunga inferiori, come nel caso della società Capasso Sergio di Albinia per un importo di circa 9mila euro. Tutto, a questo punto ed a quasi un anno di distanza, dovrà ricominciare da zero, con un nuovo bando atto a individuare l'offerta più conveniente ad effettuare i lavori demolitori.

«Abbiamo ritenuto giusto intervenire a difesa del nostro assistito - affermano i due legali - poiché, quando non vengono eseguite le procedure previste dalla legge (in questo caso la valutazione dell'economicità) si prospettano gravi irregolarità. Il rispetto della normativa, dettata da indicazioni ministeriali, assicura un equo trattamento per tutti i cittadini, tutelando altresì le attività commerciali collegate a questi interventi».

Tra l'altro, pensiero unanime dei coinvolti, non appena avuto notizia dell'elevato importo necessario ad abbattere il magazzino, è stato «con 20mila euro si potrebbe costruire di sana pianta, non semplicemente buttarlo giù».

Claudia Della Verde

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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