Il Tirreno

Grosseto

«Quella non è la mia passeggiata»

di Guido Fiorini
«Quella non è la mia passeggiata»

Parla il progettista del lungomare di Marina: «Idea originale stravolta più volte. Buttino pure giù le colonne»

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MARINA DI GROSSETO. «Le vogliono abbattere? Lo facciano pure. Così non hanno senso. Questo non è più il mio progetto».

Marco Bastreghi, l’ingegnere che progettò (insieme all’architetto Baldo) la passeggiata a mare di Marina di Grosseto, non si sente toccato più di tanto dalla proposta dell’assessore Giuseppe Monaci di eliminare le colonne dalla prima parte del lungomare di Marina. Quei “panettoni” a base quadrata, che non sostengono nulla e che spezzano in due la passeggiata, dovevano esser parte di un progetto più ampio, più volte rivisto, violentato dalla volontà di assessori diversi, di giunte diverse. Alla fine è venuto fuori l’ibrido attuale, con quei blocchi che sembrano fatti con il Lego che spuntano dal nulla.

«Questa vicenda è vecchia di oltre vent’anni – ci spiega Marco Bastreghi –. L’incarico ci venne dato nel 1989 (il sindaco era Loriano Valentini, subentrato a Tattarini dopo la sua elezione in parlamento ndr). Si trattava di riqualificare tutta la passeggiata a mare, ma ancora non c’erano i palazzoni alle spalle che ci sono adesso. Per questo pensammo a una fascia di 15 metri, con passeggiata rialzata che consentisse di vedere il mare e in parte coperta e con un’ampia fascia di verde. Sul lato delle case non ci dovevano essere appartamenti al piano terra, ma esercizi commerciali che si affacciavano proprio su questa struttura. Insomma, una cosa totalmente diversa da adesso, un’altra Marina ».

Poi cosa successe?

«Successe che furono fatti i primi palazzoni. E fu concesso di realizzare appartamenti anche a livello della strada. Per questo l’assessore Aldo Falconi chiese di rivedere in parte il progetto, riducendo la fascia di passeggiata per consentire la realizzazione della strada attuale, al servizio dei palazzi stessi. Una strada che poi serve adesso anche al porto. E già lì il progetto cominciò a cambiare aspetto rispetto all’originale».

Ma non era ancora finita.

«No, perché il lavoro non procedeva, si andava avanti per piccoli stralci. Così tutto il progetto fu ereditato dalla giunta di Alessandro Antichi, che concluse i lavori».

Ci furono, però, altre modifiche.

«Ricordo che dovevano fare i conti con i soldi che non c’erano più a sufficienza. Così il progetto fu ancora rivisto, togliendo la sopraelevazione della passeggiata e tornando al livello della strada e scegliendo materiali da costruzione di minor pregio. A quel punto le colonne non avevano più molto senso, non sostenevano più nulla. Si pensò di utilizzarle per creare delle specie di gazebo, con coperture in tela di colori diversi per ogni bagnetto. Ma alla fine non se n’è fatto nulla. Insomma, della nostra idea originale non è rimasto più nulla o quasi. Noi volevamo verde, negozi, un anfiteatro per gli spettacoli. Quelle colonne lì da sole non hanno proprio un senso».

Però anche il resto del lavoro non pare un granché. La passeggiata ha la pavimentazione tutta spezzata.

«C’è sempre una spiegazione a tutto. Noi l’avevamo progettata per carichi di un certo tipo. Quindi, al massimo, un mezzo di soccorso, un’ambulanza, e solo nelle emergenze sulla spiaggia. E, nella normalità, persone a piedi e in bicicletta. Invece quando è stato costruito il porto ci sono passati sopra con i Tir, con i mezzi pesanti. È chiaro che ci sono stati danni che adesso, a pochi anni dall’inaugurazione, sono diventati evidenti. Certo, se adesso risistemeranno tutta la passeggiata, non posso che essere contento».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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