Sicurezza
Il bosone di Higgs “parla” amiatino
Francesco Fiori di Castel del Piano e Marcello Bindi di Semproniano: dalla Maremma alla ribalta della fisica mondiale
CASTEL DEL PIANO. Il bosone di Higgs “parla” anche amiatino. L’annuncio della clamorosa scoperta, dato mercoledì al Cern di Ginevra, ha fatto tremare i polsi in tutto il mondo, a coronamento di un’ipotesi nata 50 anni fa e di anni di lavoro attorno a due esperimenti principali, Cms e Atlas, che usano le particelle prodotte dall'acceleratore Lhc, il più grande e complesso strumento scientifico mai costruito. Ma ha scosso anche la comunità maremmana, che ha dato i natali ad alcuni ricercatori coinvolti nella scoperta.
Alla ricerca della “particella di Dio” che il premio Nobel Leon Lederman ha definito l’anello mancante alla nostra comprensione dell’universo. lavorano da tempo due amiatini: Francesco Fiori per Csm e Marcello Bindi per Atlas. Sono due fisici giovanissimi, poco più che trentenni ma che da diversi anni operano al Cern con l’Lhc, il gigantesco anello, lungo 27 km, sepolto a circa 100 metri di profondità, al cui interno si muovono fasci di protoni a velocità prossime a quella della luce per studiare le proprietà fondamentali della materia.
«Abbiamo osservato nei nostri dati un chiaro segnale di una nuova particella, al livello di 5 sigma, nella regione di massa vicino a 126 GeV», ha dichiarato a caldo al Cern di Ginevra Marcello Bindi, fisico nucleare di Semproniano,
«L'ottima prestazione di Lhc e Atlas e l’immenso impegno di molte persone - spiega lui - ci hanno portato a questo eccitante momento. Ma ci vuole ancora un po’ di tempo per pubblicare i risultati, che se sono preliminari mandano anche un segnale incredibile. Sappiamo che quello che è stato osservato dev’essere un bosone ed è il bosone più pesante mai trovato prima d’ora. Le implicazioni sono molto significative e per questo che dobbiamo essere diligenti in tutti gli studi e i controlli».
Bindi partecipa da 4 anni partecipa, sotto la guida di Fabiola Giannotti, all’esperimento Atlas, uno dei due rilevatori di ciò che viene prodotto nelle collisioni ad altissima energia delle particelle. L’altro rilevatore è Cms, e in questo ambito da 8 anni lavora Francesco Fiori (astrofisico di Castel del Piano) nel gruppo prima guidato da Guido Tonelli, emerito docente pisano e adesso da Joey Incandela. Fra le centinaia di scienziati che si sono spesi per il progetto che quasi sicuramente porterà il Nobel a Higgs, nel gruppo di giovani cervelloni delle università toscane ci sono anche loro. E mercoledì hanno fatto piangere il professor Higgs che si è visto fornire la prova della sua ipotesi lanciata quasi 48 anni or sono. Il bosone c’è e si aprono scenari importantissimi per la ricerca futura, oltre, naturalmente, alle applicazioni in varie discipline compresa quelle, attesissime, in medicina.
«Ieri finalmente al Cern di Ginevra è stata una giornata epica. In un’aula piena zeppa di gente con la conferenza mandata in streaming in tutto il mondo e seguita in diretta con estrema attenzione da tutti i fisici, abbiamo annunciato i nostri risultati sotto gli occhi affamati di tutti», racconta emozionato Marcello Bindi. «È una soddisfazione unica poter scoprire in questo mondo qualcosa di nuovo e aggiungere un tassello mancante a un puzzle così complesso e nel quale inizi finalmente a intravedere una forma. Ieri ero in quest'aula gremita, con Higgs in prima fila che dopo mezzo secolo dall’aver postulato il bosone, finalmente ha una concreta speranza di aver fatto bene i conti. Per un attimo ho immaginato l’eccitazione che poteva aver provato quando gli hanno detto del risultato. Per mesi abbiamo lavorato senza sosta perché desiderosi della verità ed eccitati dalla voglia di risultati, un segnale ci ha dato nuova speranza. Negli ultimi mesi abbiamo acquisito dati giorno e notte per ripetere le analisi con la statistica necessaria e finalmente il nostro risultato è diventato statisticamente significativo. Abbiamo dato ieri (due giorni fa, ndc) la notizia al Cern proprio il giorno prima dell’inizio della conferenza più importante della fisica delle alte energie Ichep 2012 di Melbourne. Siamo andati finalmente a festeggiare con tutti i colleghi e collaboratori che hanno contribuito alla scoperta. È bello condividere i successi, rende il gruppo ancora più affiatato. Continueremo nei prossimi mesi a cercare di spiegare la natura ultima di questa nuova particella che potrebbe anche essere la famosa particella di Dio, “stay tuned!”. Stessa emozione per Francesco Fiori, da tempo nella stanza dei bottoni, che già un anno fa aveva detto: «Questo anno di lavoro per noi ha prodotto più risultati di quanti ne abbia prodotto, in questo campo, l’America negli ultimi 15 anni. Se il bosone di Higgs esiste, lo scopriremo fra pochi mesi».
E così è stato. «Abbiamo cercato qualcosa di infinitamente piccolo ma allo stesso tempo più grande di noi. Un’impresa davvero titanica che ci ha portato ai limiti della conoscenza e della tecnologia», conclude Marcello Bindi.
Francesco Fiori e Marcello Bindi hanno frequentato il liceo Fermi di Casteldelpiano e hanno in comune una brillante carriera. Fiori, 35 anni, di Castel del Piano, già laureato in astrofisica, dopo aver acquisito all’ateneo di Pisa, alla Scuola di studi graduate in Basic Sciences “Galileo Galilei” il dottorato di ricerca in fisica con una tesi che ha avuto come relatore il professor Emilio Tonelli dell’Università di Pisa, da pochi giorni ha vinto un concorso per titoli proprio al Cern. Un ambiente scientifico che Francesco conosce benissimo, perché la sua tesi di dottorato verteva proprio sul bosone di Higgs o la particella Z (Zeta prime), la cosiddetta “particella di Dio” riguardante l’esperimento in atto al Large Hadron Collider (Lhc) di Ginevra. Così il giovane scienziato ha dovuto lavorare sul campo dentro l’Lhc. A Ginevra dovrà rimanere sicuramente per un anno. Poi si vedrà in quale parte del mondo sarà mandato dallo stesso Cern.
Marcello, 30 anni di Semproniano, dopo la laurea in fisica nucleare e subnucleare nel 2004 ha iniziato il dottorato di ricerca con il gruppo di Bologna; ad Amburgo è stato 2 anni. A giugno 2008 ha iniziato a lavorare al laboratorio scientifico internazionale Desy, una sorta di Cern più piccolo e dopo qualche mese è entrato a Ginevra lavorando per Atlas, con 3000 scienziati provenienti da tutto il mondo. Da allora sono passati 4 anni.
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