Sicurezza
Accusati di usura assolti imprenditori
GROSSETO. Erano sotto accusa perché la Procura riteneva che quella non fosse una scrittura privata per un preliminare di compravendita ma un contratto di finanziamento da 150 mila euro che prevedeva...
GROSSETO. Erano sotto accusa perché la Procura riteneva che quella non fosse una scrittura privata per un preliminare di compravendita ma un contratto di finanziamento da 150 mila euro che prevedeva la restituzione di quella somma a un tasso usurario.
Il pm Navarro aveva chiesto 1 anno 4 mesi e 4mila euro per Marco Cipriani, 56 anni, abitante a Grosseto, amministratore unico della Cipriani immobiliare srl, e Roberto Puccini, 59 anni, imprenditore abitante a Piombino. Ma sono stati assolti: il fatto non sussiste per il collegio (Puliatti presidente, Muscogiuri, Compagnucci), che si è riservato 90 giorni per il deposito delle motivazioni. E che ha anche disposto l’invio degli atti alla Procura relativamente all’ipotesi di falsa testimonianza della parte civile, Sanzio Borracelli (avvocato Alfredo Bragagni), in relazione a 4 assegni da 10mila euro ciascuno: ascoltato in aula, Borracelli aveva negato di averli ricevuti da Puccini, come invece ha sostenuto la difesa producendo nel giudizio gli assegni stessi.
Si tratta di una parte della copiosa documentazione portata in aula dagli avvocati Roberto Baccheschi (per Cipriani) e Alberto Moschini di Livorno (per Puccini) allo scopo di dimostrare che nei rapporti tra le parti non vi fu alcuna forma di usura.
Secondo l'accusa, Cipriani avrebbe messo in contatto Puccini con Borracelli e avrebbe predisposto la scrittura privata denominata "preliminare di compravendita", che il 2 ottobre 2007 Puccini e Borracelli avevano firmato. Quale compravendita? Borracelli si era impegnato a vendere a Puccini il 50% di un lotto di terreno edificabile nel territorio di Campagnatico, località Cavallino-Granaione, a un prezzo complessivo di 250 mila euro, di cui 150 mila versati come acconto il 2 ottobre e i rimanenti 100 mila da versarsi a saldo al rogito notarile. A titolo di compenso, Cipriani avrebbe ricevuto da Borracelli 20 mila euro. Con quel preliminare, notava ancora la Procura, a Puccini era stata attribuita la facoltà di chiedere la risoluzione del contratto entro 12 mesi (dal 2 ottobre 2007) «recedendo - così recita il documento - mediante la restituzione da parte del signor Borracelli dell'acconto qui versatogli, maggiorato di quota interessi forfettizati, ammontante quindi a 190 mila euro senza ulteriori indennizzi, spese o quant'altro».
In questa scrittura la Procura identificava invece un contratto di finanziamento da 150 mila euro con previsione di restituzione maggiorata di interessi a tasso usurario. Un tasso al 26,67% se il recesso fosse stato esercitato dopo 12 mesi o al 32,12% in riferimento alla data dell'effettivo recesso, il 28 luglio 2008.
In una dichiarazione spontanea, Cipriani ha spiegato ai giudici che il preliminare non riguardava un finanziamento ma regolava un affare immobiliare su terreni di Borracelli; che quest’ultimo era diventato socio di Puccini nell’operazione; che i 20mila euro erano un prestito e non il compenso per una mediazione.
Soddisfatti i difensori. In caso di condanna, Cipriani rischiava la radiazione dall’albo.
Pierluigi Sposato
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