Sicurezza
Le vetrate in frantumi alla sede della Lega Nord
MANCIANO. Le grosse vetrate in frantumi, un danno che si aggira intorno a qualche centinaia di euro e l’amara constatazione che esiste sempre qualcuno che per trovare una effimera soddisfazione deve...
MANCIANO. Le grosse vetrate in frantumi, un danno che si aggira intorno a qualche centinaia di euro e l’amara constatazione che esiste sempre qualcuno che per trovare una effimera soddisfazione deve violare la libertà di qualcun altro.
È sostanzialmente questo il risultato dell’atto vandalico perpetrato nella notte tra martedì e mercoledì contro la sede della Lega Nord a Manciano nella centralissima via Marsala. Un gesto che verosimilmente è stato effettuato nel breve volgere di pochi istanti. I carabinieri a cui è stata presentata una denuncia da parte degli esponenti del Carroccio stanno svolgendo le indagini ed hanno raccolto alcune testimonianze secondo le quali tra mezzanotte e mezza e l’una è stato udito un forte rumore, riconducibile al momento in cui le vetrate sono state mandate in frantumi.
L’impressione è che si sia trattato di un atto vandalico fine a se stesso, infatti non sono state effettuate scritte o apposti simboli politici. Gli esponenti locali della Lega Nord esprimono amarezza e sorpresa per quanto avvenuto, rimarcando che in tre anni non era mai accaduto nulla del genere, neanche in occasione delle feste di capodanno quando i fumi dell’alcol spronano a commettere gesti inconsulti. Sull’episodio è intervenuto anche l’eurodeputato della Lega Nord Claudio Morganti. «Era da un po' - commenta l'esponente del Carroccio - che non subivamo atti vandalici, ma non abbiamo mai smesso di pensare che la mamma dei cretini sia sempre incinta».
Ma Morganti offre una chiave di lettura politica: «Evidentemente, dopo la svolta del consiglio federale e l'elezione di Roberto Maroni a segretario, la Lega comincia già a far paura. Tutto questo ci amplifica la voglia e la forza di continuare la battaglia verso la libertà, rendendo la Toscana ai toscani, sconfiggendo il regime oppressivo che da più di sessant'anni è presente nella nostra regione».
Paolo Mastracca
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