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Grosseto

la sentenza per la ex taverna affligem

Assolti per i due gazebo «Il fatto non è reato»

Assolti per i due gazebo «Il fatto non è reato»

GROSSETO. E' ancora tempo di gazebi. Ed è ancora tempo di assoluzioni. Le ultime in ordine di tempo - anche se un altro giudice grossetano è stato recentemente di opinione diametralmente opposta...

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GROSSETO. E' ancora tempo di gazebi. Ed è ancora tempo di assoluzioni. Le ultime in ordine di tempo - anche se un altro giudice grossetano è stato recentemente di opinione diametralmente opposta - riguardano i quattro imputati per quei due che nel marzo 2008 erano installati nell'area della Taverna Affligem, ex Coruna, il locale lungo al Castiglionese, insieme ad altri manufatti. Per quell'abuso edilizio in cooperazione colposa erano finiti sotto accusa Luciano Momini, amministratore unico della Momini srl società conduttrice e committente, firmataria delle Dia del 2006; Fabio Morriconi, geometra firmatario delle Dia; Gian Paolo Fornasiero responsabile del procedimento amministrativo e Chiara Marrata tecnico incaricato dell'istruttoria. Al termine del dibattimento - iniziato nel novembre 2009 - il pm onorario Bartalini aveva chiesto 1 mese di arresto e 6mila euro per ciascuno. Il giudice Puliatti li ha invece assolti perché il fatto non costituisce reato, sulla scorta delle decisioni della Corte di appello di Firenze espressamente citate nelle motivazioni, adesso depositate, della sentenza emessa il 26 aprile ma soprattutto della sentenza della Corte costituzionale che attesta l'insussistenza dell'elemento psicologico.

Come già sostenuto dai giudici fiorentini, nessun appunto può essere mosso ai tecnici che dovevano «solo conformarsi alle norme e alle disposizioni amministrative». E' vero che avrebbero dovuto conoscere l'illegittimità del regolamento per le loro conoscenze tecnico-amministrative e per la precedente (1998) sentenza del pretore. Ma è anche vero che, come ha sostenuto la difesa, che potevano . Anche il geometra avrebbe avuto la necessaria conoscenza professionale: ma «nei contatti con i funzionari e nelle soluzioni da loro prospettate può essere stato influenzato dalla loro possibile buona fede e dalla necessità di seguirne le direttive». Dunque, il contrasto tra elementi di carico e discarico non consente al giudice di pronunciare altro che un proscioglimento per insufficienza di prove.

Da un punto di vista materiale, le opere ritenute abusive (perché avrebbero avuto bisogno di un permesso a costruire) erano state messe sotto sequestro nel maggio 2008. Il Comune aveva deciso di non costituirsi parte civile nei confronti dei dipendenti comunali, anche perché il manufatto abusivo destinato a sala di somministrazione era stato rimosso. Le opere avrebbero comportato l'aumento della volumetria e la modifica della sagoma e del prospetto del fabbricato: manufatto e gazebo avrebbero formato un unico ambiente con il corpo fabbrica principale.

Pierluigi Sposato

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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